Mercoledì 23 Ottobre 2019
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Tortura, prima indagine: botte nel carcere di San Gimignano PDF Stampa
Condividi

di Giacomo Salvini


Il Fatto Quotidiano, 23 settembre 2019

 

15 agenti inquisiti. I detenuti denunciano: picchiato e umiliato un tunisino recluso per droga. Lo hanno umiliato "abbassandogli i pantaloni" prima di pestarlo con pugni e calci. Trattamento che la Procura di Siena definisce "inumano e degradante", condito da "violenza " e "crudeltà".

Per questo nei giorni scorsi ha indagato con l'accusa di tortura 15 agenti penitenziari del carcere di San Gimignano. Dopo l'entrata in vigore della legge del 2017, questo è il primo caso in Italia in cui è contestato il reato di tortura a pubblici ufficiali.

La pm di Siena, Valentina Magnini, aveva chiesto gli arresti domiciliari che però il gip Valentino Grimaldi non ha concesso. Ha disposto per quattro di loro la sospensione dal servizio per quattro mesi. L'inchiesta, anticipata da Repubblica, è partita dalla testimonianza di sei detenuti a un'operatrice penitenziaria e poi con lettere formali ai tribunali di Siena e di Sorveglianza.

A raccontare i fatti dell'11 ottobre sono i detenuti della sezione di massima sicurezza, tutti accusati di reati gravi come il traffico di droga e l'associazione mafiosa di stampo camorrista: a metà pomeriggio, in 15 prelevano un detenuto 31enne tunisino che deve scontare un anno per trasferirlo in un'altra cella. Sta per entrare nella doccia, quando vede gli agenti si accorge che qualcosa non va. I poliziotti lo prendono con la forza e senza troppe spiegazioni lo trascinano lungo il corridoio del carcere.

Poi, è l'accusa, arrivano le botte. "Il ragazzo gridava di dolore, sempre più forte" racconta uno dei testimoni, come riportato nelle carte dell'inchiesta. Pugni, calci, l'umiliazione dei pantaloni abbassati e le minacce esplicite riferite dai detenuti che hanno assistito alla scena: "Ti ammazzo", "Non ti muovere o ti strangolo", "Perché non te ne torni al tuo Paese?".

Il giovane sarebbe poi stato trascinato in cella e lasciato lì, privo di sensi. Per timore delle ritorsioni rifiuta di farsi medicare: non denuncia e al dottore dell'Asl che gli chiede come si sia procurato una profonda ferita sopra l'occhio risponde di essere "caduto" in cella.

C'è poi un'altra violenza: un detenuto assiste alla scena dallo spioncino e protesta prima di essere colpito con un pugno da un agente. Prognosi di due giorni. Gli agenti sono accusati anche di minacce, lesioni e falso per aver provato a insabbiare le prove.

Quelli dell'11 ottobre non sembrano essere gli unici episodi di violenza: "Quando venivano tutti insieme, in venti, l'unico scopo era picchiare" spiega un testimone. Non solo: "Noi del reparto di isolamento avevamo paura e dormivamo a turno per non essere presi alla sprovvista".

Nel mirino dei detenuti c'è lo "sfregiato", uno dei poliziotti indagati. Gli agenti comunicavano tra loro in una chat WhatsApp chiamata "la mangiatoia" sulla quale indagano i pm. Ieri il Garante toscano dei detenuti ha denunciato "la situazione intollerabile" mentre il sindacato della polizia penitenziaria ha invitato a "non trarre conclusioni affrettate".

 

 

 

 

06


06

 

06

 

 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it