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Migranti. Condanna dell'Ue per l'uccisione in Libia di un sudanese appena rimpatriato PDF Stampa
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L'Osservatore Romano, 22 settembre 2019


Il giovane era stato catturato dalla Guardia costiera di Tripoli. Tra le tante storie drammatiche che accompagnano la questione delle migrazioni spicca oggi quella di un migrante sudanese che è stato freddato a colpi d'arma da fuoco dalle guardie del centro di detenzione in Libia da dove stava cercando di scappare: lo stavano rinchiudendo nel centro dopo che l'imbarcazione sulla quale aveva tentato la traversata verso l'Europa era stata intercettata e dirottata dalla Guardia costiera libica.

È indignata la reazione dell'Ue e dell'Organizzazione internazionale per i migranti (Oim). L'Unione europea ha espresso "ferma condanna" per quanto accaduto, sottolineando che è "inaccettabile che vengano sparati colpi di arma di fuoco contro civili disarmati". Giovedì, secondo la ricostruzione dell'Oim, nel punto di sbarco erano appena arrivati 103 migranti, tra i quasi 300 che la Guardia costiera libica aveva riportato a terra in cinque giorni.

I migranti hanno opposto resistenza al trasferimento nei Centri di detenzione. Un gruppo di uomini armati ha aperto il fuoco dopo un tentativo di fuga, colpendo il cittadino sudanese. Raggiunto allo stomaco, non ce l'ha fatta a sopravvivere nonostante l'intervento dei medici dell'Organizzazione per le migrazioni (Oim).

"L'uso di armi da fuoco contro civili inermi è inaccettabile in ogni circostanza", ha detto il portavoce dell'Oim, Leonard Doyle. Per l'agenzia Onu, la morte del migrante sudanese è un "severo promemoria delle gravi condizioni in cui si trovano i migranti raccolti dalla Guardia costiera libica dopo aver pagato trafficanti per essere portati in Europa, solo per poi ritrovarsi nei centri di detenzione". Commissione Ue e Onu chiedono alle autorità libiche di condurre una "inchiesta approfondita" e di "fare in modo che simili incidenti non si verifichino più".

La portavoce Ue ha sottolineato che in Libia "la situazione non è cambiata recentemente" e l'Ue continua a lavorare per "la chiusura dei centri e per mettere in piedi strutture che siano in linea con gli standard internazionali". Secondo le stime delle organizzazioni internazionali sarebbero ancora migliaia le persone migranti detenute nei centri libici.

 

 

 

 

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