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di Massimo Gramellini


Corriere della Sera, 13 settembre 2019

 

Al netto di una quota standard di rigidità burocratica, l'agente della polizia ferroviaria di Foggia capace di multare i volontari che portano (da vent'anni!) coperte ai barboni perché si aggiravano tra i binari senza regolare biglietto incarna bene lo spirito del tempo.

Che ondeggino su un gommone o bivacchino dentro una stazione, gli invisibili procurano un certo fastidio alla maggioranza ex silenziosa. Deturpano la perfezione del quadro e creano ansia, in quanto pericoli potenziali e stimolatori di sensi di colpa. Chi è infastidito dalla loro presenza si illude che non lo sarebbe dalla loro assenza.

In realtà nessuno è contento di sapere che i profughi restituiti al mittente finiscono poi per morire nei campi libici e che le vite dei "senza fissa dimora" sono a tempo determinato perché non riescono ad adeguarsi alle regole del gioco sociale. Semplicemente non ritiene che tocchi a lui occuparsene e vorrebbe che lo Stato glieli togliesse dal campo visivo per non essere costretto a pensarci.

Invece non solo lo Stato è incapace di svolgere il suo ruolo di spazzino delle emozioni, ma consentendo ai privati di fare del bene, finisce per far sentire peggio chi quel bene non lo fa. Perciò la scoperta di qualsiasi magagna che riguardi il pianeta dei volontari è sottolineata con tanta enfasi e accolta con tanto sollievo. A proposito di sollievo, mi consola la ragionevole certezza che le multe per eccesso di umanità verranno annullate o che, alla peggio, le pagherà Salvini.

 

 

 

 

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