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Napoli. L'appello di Sepe: ogni parrocchia adotti un detenuto PDF Stampa
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di Giuliana Covella

 

Il Mattino, 12 settembre 2019

 

In visita al rione Sanità il cardinale presenta la pastorale sui carcerati. "La Casa che accoglie ex reclusi diventi la cittadella della carità". "Oggi ho un lavoro e sono un uomo libero. Sbagliare si può, ma se qualcuno ci dà un'occasione possiamo tornare a una vita normale".

Salvatore, 47 anni, è uno degli ospiti della Casa di accoglienza per detenuti al Rione Sanità, dove il cardinale Crescenzio Sepe ha presentato la Lettera pastorale "Visitare i carcerati". Chiaro e diretto l'invito dell'arcivescovo alla comunità: "Formare i fedeli al perdono" e "ogni parrocchia adotti un detenuto", tra i punti salienti del documento.

La Casa ha sede presso il Centro Diocesano di Pastorale Carceraria, dove don Tonino Palmese, vicario episcopale per la carità, ha introdotto la Lettera dedicata all'opera di misericordia cui si ispirerà l'attività di tutta la Diocesi. Accompagnato dal direttore della Pastorale carceraria, don Franco Esposito, il cardinale ha visitato la struttura, realizzata per volere della Curia in sostituzione di quella di via Trinchera, per accogliere carcerati in affido ed ex detenuti, impegnati quotidianamente in lavori artigianali.

A margine della conferenza, cui hanno partecipato l'assessore comunale alla Cultura Nino Daniele, il vescovo ausiliare Lucio Lemmo e il consigliere della Camera di commercio Antonino Della Notte, il vicario episcopale per la cultura Adolfo Russo ha illustrato le manifestazioni per San Gennaro.

"Il mondo carcerario è lontano dalla coscienza e dalla sensibilità della gente - ha detto Sepe - Invece la drammaticità della situazione impone che tutti, a cominciare dalla Chiesa, ma anche dalle istituzioni, abbiano l'obbligo morale di provvedere a un'emergenza che miete tante vittime. Vogliamo sensibilizzare tutti: prendete coscienza di questa realtà e cercate di dare un contributo per risolvere il problema".

Sulla carenza di strutture simili in Campania, Sepe dice: "La nostra è stata un'idea coraggiosa, non solo perché abbiamo unito sotto lo stesso tetto i carcerati, ma per la possibilità di inserimento in futuro nel mondo del lavoro e nella società".

Poi l'invito alle parrocchie: "Accogliere e adottare detenuti della propria e di altre parrocchie. Questa lettera è stata scritta dopo che ho consultato tutti i parroci, i decani e il consiglio episcopale ed è frutto di quanto hanno espresso".

La Casa "Liberi di volare" alla Sanità ospita 13 detenuti residenziali e 50 in affidamento da domiciliari o in semilibertà. Prevede inoltre l'accoglienza per quelli in permesso premio. "Questa deve diventare la cittadella della carità - ha detto il cardinale - ma la Chiesa non può fare tutto da sola".

La struttura, che ha sede in via Buonomo 41, ospitava fino a pochi anni fa le suore del Divino amore che, essendo rimaste ormai in tre e ultranovantenni, hanno deciso di donarla alla Curia che l'ha affidata in comodato d'uso gratuito a don Franco. Tra gli ospiti c'è Salvatore, 47enne del centro storico, separato e papà di una bimba che non ha mai visto perché è stato in carcere per 15 anni per rapina e altri reati. Oggi è libero ed è il coordinatore del gruppo di detenuti della Casa a cui insegna nel laboratorio presepiale (arte che ha imparato in carcere).

"Poggioreale soffre il sovraffollamento - dice don Franco - ma non si può reinserire e rieducare in un carcere di 2.400 persone per una capienza di 1.400, con 19 educatori e due psicologi. Questo crea criminalità perché l'80% di quelli che escono dal carcere vi ritornano. Questa Casa serve per dire che è possibile vi siano strutture che realmente favoriscono il reinserimento del detenuto".

A lanciare l'allarme è Samuele Ciambriello, garante dei detenuti della Campania: "Nella nostra regione vi sono 7.812 detenuti, 15 istituti per adulti, due carceri minorili e uno militare. Abbiamo 7.400 persone che sono nell'area penale esterna, più di 5mila a Napoli e provincia, con 24 assistenti sociali.

Di questi 3mila sono ai domiciliari, gli altri sono in semi libertà, affidamento in prova, lavori di pubblica utilità. In questa Casa alla Sanità c'è la Chiesa che opera, ma non può essere la sola. Sul tema delle pene, bisogna liberarsi dalla necessità del carcere per i piccoli reati".

 

 

 

 

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