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Milano. L'Antigone dei detenuti del Beccaria PDF Stampa
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di Jacopo Storni


Corriere della Sera, 11 settembre 2019

 

Laboratori teatrali per conoscere se stessi. Stanno male, la loro anima si contorce, vorrebbero riavvolgere il nastro del tempo per tornare indietro e non commettere più quelle atrocità. Qualcuno di loro ha rubato soldi ai parenti, altri hanno rapinato un negozio, altri ancora hanno spacciato. C'è chi ha picchiato, chi ha tirato fuori una pistola e ha sparato.

Qualcuno ha ucciso e adesso si dimena in un tragico rimorso, ma il passato non si cambia, indietro non si torna. E così loro si disperano, piangono, diventano ancora più aggressivi, si ritirano da tutto e da tutti, restano isolati nelle celle dei loro penitenziari. Ma qualcuno trova una speranza, un lumicino di possibilità che diventa focolare, una mano tesa che arriva dai classici: libri, opere, romanzi, poesie. Tutti possono salvarsi, perché sbagliare è umano.

Sul palco "Errare humanum est", è proprio il nome del progetto che l'associazione Puntozero svolge all'interno del carcere minorile Beccaria di Milano: un laboratorio teatrale dove i ragazzi detenuti mettono in scena i grandi classici di sempre, quelli dove i temi della giustizia e della devianza sono al centro dell'opera. Quelli dove l'uomo è anima fragile, dove gli scrittori interrogano se stessi. Come Sant'Agostino, che visse nel peccato e poi divenne sacerdote, come Seneca, secondo il quale "l'inizio della salvezza è la conoscenza del peccato" e come Cicerone, secondo cui "l'errare è cosa comune, è solo dell'ignorante perseverare nell'errore".

E allora sì, certo che si può sbagliare, chiunque lo fa, ma è possibile recuperare, andare a fondo di noi stessi, fare tesoro degli errori e viverli come occasione per una vita nuova. Come succede ai 35 ragazzi reclusi che imparano il teatro nel carcere milanese grazie ai progetti dell'associazione Puntozero.

Studiano (e poi mettono in scena) opere come "Antigone" di Sofocle, dove è forte la presenza di temi quali la legge, la giustizia, il diritto, lo scontro generazionale, oppure "Romeo e Giulietta", di William Shakespeare, che si apre con una rissa che finisce con il ferimento a morte di Mercuzio, parente del principe di Verona, sono le stesse risse di cui si rendono protagonisti molti detenuti.

"Leggendo questi testi imparano che la violenza è una storia comune, fa parte dell'animo dell'essere umano", racconta l'attrice Lisa Mazoni, responsabile del progetto, che poi aggiunge: "I classici aiutano a metabolizzare le proprie colpe, aiutano a capire che tu appartieni a una comunità con tematiche universali, sbagliare non è capitato soltanto a te". E così i ragazzi peccatori, rinchiusi nelle loro prigioni, tornano a vivere lentamente. I loro spettacoli riscuotono ovazioni (si sono esibiti anche al Piccolo) e gli applausi hanno rafforzato la loro autostima, pian piano hanno ritrovato se stessi.

Ma per fare teatro, c'è bisogno di un teatro, una struttura capace di ospitare gli spettacoli. Ecco perché i ragazzi del carcere Beccaria, oltre a inscenare le opere, si danno da fare per la manutenzione e l'ammodernamento del teatro del penitenziario milanese.

"Presto il teatro avrà un ingresso indipendente da quello del carcere e sarà accessibile da tutti, così potremo fare spettacoli per la cittadinanza".

L'associazione Puntozero è nata nel 1995 dal regista e attore teatrale Giuseppe Scutellà e negli anni ha aiutato tanti giovani a uscire dalle sabbie mobili della marginalità. Addirittura alcuni di loro, scontata la pena e usciti dal carcere, sono ritornati nel penitenziario per seguire le lezioni di teatro e partecipare attivamente agli spettacoli.

Fondamentale per la riuscita del progetto è il supporto di enti, fondazioni e realtà del territorio, tra cui la banca Intesa Sanpaolo, che soltanto nel 2018 ha donato all'associazione 75.600 euro, attraverso il Fondo di beneficenza e opere di carattere sociale e culturale.

 

 

 

 

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