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Camerun. Rivolta nel carcere di Yaoundé, leader opposizione condannato a due anni PDF Stampa
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agenzianova.com, 11 settembre 2019


Il tribunale di Yaoundé ha condannato il vicepresidente del partito di opposizione Movimento per il rinascimento del Camerun (Mrc), Mamadou Mota, a due anni di carcere per il suo coinvolgimento nell'ammutinamento del 22 luglio scorso nella prigione centrale di Yaounde dove è detenuto da giugno. È quanto riferisce la stampa camerunese. L'Mrc ha già annunciato ricorso in appello contro la sentenza. Oltre a Mota sono state condannate altre 12 persone, in maggioranza anglofone o appartenenti all'Mrc.

Lo scorso 22 luglio i detenuti all'interno del penitenziario di Kondengui hanno dato vito ad una rivolta per chiedere miglioramenti nelle loro condizioni di detenzione. Successivamente la polizia è intervenuta all'interno del carcere per reprimere la rivolta. Nella rivolta sono rimaste ferite decine di detenuti. Secondo quanto riferito dall'emittente statale "Crtv", i detenuti hanno dato alle fiamme la biblioteca e un laboratorio situati all'interno della struttura.

Il carcere, costruito nel 1969 per 1.500 persone, conta attualmente circa 9 mila detenuti, il 90 per cento dei quali non sono stati passati in giudicato. Un episodio simile è avvenuto pochi giorni dopo nel carcere di Buea, nella regione anglofona del Sudovest, dove le forze di sicurezza hanno sparato colpi d'arma da fuoco e lacrimogeni per ristabilire l'ordine.

Per quanto accaduto il governo del Camerun ha incolpato i sostenitori del leader dell'opposizione Maurice Kamto, attualmente agli arresti. Il vice portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite, Farhan Haq, ha denunciato il mese scorso che più di 1,3 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria nelle regioni anglofone del Nordovest e del Sudovest del Camerun.

Inoltre, si legge nella nota, circa 1.300 persone sono state sfollate soltanto la scorsa settimana in seguito ai nuovi attacchi che hanno provocato decine di morti fra i civili, mentre centinaia di case sono state date alle fiamme. "La situazione continua ad essere caratterizzata da violazioni dei diritti umani diffuse", ha detto Haq, secondo cui, nonostante le crescenti esigenze, il Camerun resti una delle risposte umanitarie maggiormente sotto-finanziate a livello globale. Nei mesi scorsi anche l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, aveva lanciato un avvertimento alla comunità internazionale sul rischio che la crisi in Camerun stia "sfuggendo" di mano e che la finestra per la riconciliazione si stia chiudendo.

 

 

 

 

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