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"Discontinuità", "svolta". Per il carcere e la giustizia sono solo parole? PDF Stampa
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di Franco Corleone


L'Espresso, 2 settembre 2019

 

Il Presidente Napolitano usò lo strumento costituzionale del messaggio alle Camere nei suoi due mandati solo una volta. Per denunciare lo stato delle carceri e per proporre coraggiose riforme e avanzare anche la proposta di un provvedimento di amnistia. Il Parlamento non corrispose adeguatamente a quell'invito.

La strada di una riforma è stata abbandonata e addirittura si è attuata una retromarcia. Il sovraffollamento ha ripreso a mordere e le condizioni di vita si rivelano intollerabili e il rischio che la sola prospettiva sia l'aumento dei suicidi e la violenza si fa drammaticamente concreto. Purtroppo pare che nelle discussioni dei punti del programma del nuovo governo la questione del carcere sia del tutto assente. Il cambiamento della politica delle droghe legata all'ideologia della guerra e al proibizionismo che determina enormi affari delle narcomafie e imponente criminalizzazione di consumatori di sostanze illegali, non sembra all'ordine del giorno.

Neppure la crisi della giustizia sembra interessare i redattori del programma. Senza una affermazione dello stato di diritto e dei principi della Costituzione, la democrazia rischia di diventare un simulacro. Un Paese che odia la cultura e disprezza la politica non ha futuro. La polemica sui posti e le poltrone è davvero stucchevole. La verità è che solo uomini e donne dotati/e di intransigenza e di determinazione nelle scelte concrete farebbero la differenza. Persone con storie brevi o lunghe di impegno civile, di passione politica. Chissà che il Presidente Mattarella non pretenda virtù repubblicane.

 

 

 

 

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