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Revenge porn, perimetro esteso. Fino a nove anni anche a chi diffonde contenuti altrui PDF Stampa
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di Nicola Pietrantoni


Italia Oggi, 27 agosto 2019

 

La legge Codice rosso (69.2019) accelera i tempi di intervento del pubblico ministero. Realizzare e diffondere immagini o video sessualmente espliciti, senza il consenso delle persone che vi sono rappresentate, fenomeno conosciuto anche con l'espressione revenge porn, è ora un delitto punito con la pena della reclusione che può arrivare fino a nove anni nel caso la vittima sia una persona in condizioni di inferiorità fisica o psichica, oppure una donna in stato di gravidanza.

Il medesimo trattamento punitivo è riservato anche a coloro che non hanno realizzato quei contenuti ma che, dopo averli ricevuti o acquisiti, hanno proceduto al loro invio, consegna, cessione, pubblicazione o diffusione al fi ne di recare nocumento alle persone raffigurate o riprese. Questa e altre novità sono contenute nel c.d. Codice rosso (legge 19 luglio 2019, n. 69), entrato in vigore lo scorso 9 agosto, con cui il legislatore è intervenuto sul codice penale e di procedura penale con l'obiettivo di offrire maggiori tutele alle vittime di violenza domestica e di genere.

Sul versante del diritto sostanziale, infatti, si registrano l'inasprimento del regime sanzionatorio di alcune fattispecie di reato già previste e punite dal codice penale (violenza sessuale, atti persecutori e maltrattamenti) e l'introduzione dei seguenti nuovi reati: diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti (art. 612-ter, cp), costrizione o induzione al matrimonio (art. 558-bis, cp), violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (art. 387-bis, cp) e deformazione dell'aspetto mediante lesioni permanenti al viso (art. 583-quinquies, cp). Per quanto riguarda il tema procedurale, invece, sono state modificate alcune disposizioni del codice di procedura penale con la finalità - si legge nella relazione illustrativa al disegno di legge - di "evitare che eventuali stasi, nell'acquisizione e nell'iscrizione delle notizie di reato o nello svolgimento delle indagini preliminari, possano pregiudicare la tempestività di interventi, cautelari o di prevenzione, a tutela della vittima...".

Qualora si proceda per i reati sopra richiamati, infatti, è stata specificamente prevista l'immediata comunicazione, anche in forma orale, da parte degli organi di polizia al pubblico ministero per consentire le più opportune e immediate determinazioni da parte degli organi inquirenti (art. 347, III comma, cpp). La norma richiamata prevedeva, in via generale, l'inoltro immediato da parte della polizia giudiziaria alla competente procura della repubblica di qualsiasi notitia criminis solo nel caso in cui venissero riscontrate ragioni di urgenza.

Un'altra novità è l'indicazione normativa che il pubblico ministero, "entro il termine di tre giorni dall'iscrizione della notizia di reato" nei procedimenti originati da denunce per determinati reati (maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale, atti sessuali con minorenne, corruzione di minorenne, violenza sessuale di gruppo, atti persecutori, lesioni personali aggravate e permanenti al viso), assuma informazioni dalla persona offesa e da chi ha presentato denuncia, querela o istanza (art. 362, comma 1-ter, cpp).

Sul punto, si evidenzia che il delitto di revenge porn (art. 612-ter, cp) non è stato inserito tra i reati che dovrebbero attivare, in tempi molto rapidi, le prime iniziative del pubblico ministero, tra le quali assume un ruolo centrale proprio la circostanziata e aggiornata deposizione testimoniale della vittima che può fornire ulteriori elementi rispetto a quanto già rappresentato nell'atto di denuncia-querela. Il pubblico ministero, infatti, solamente dopo aver acquisito i necessari elementi d'ordine fattuale, può disporre tutte le opportune attività di indagine anche di natura cautelare.

Nel caso si proceda per diffusione illecita di video o immagini sessualmente espliciti attraverso strumenti informatici o telematici (ad esempio, web o Whatsapp), la vittima di revenge porn rischierebbe, dunque, di trasmettere al magistrato inquirente una serie di circostanze con tempistiche che potrebbero non favorire una pronta ed efficace risposta investigativa anche solo per contenere la rapidissima diffusione (si pensi alla trasmissione online) di quei contenuti con le devastanti ricadute sul piano reputazionale della persona offesa. Infatti, l'immediata attivazione della procura potrebbe portare sia al sequestro degli spazi web per mezzo dei quali sono stati diffusi i contenuti video o fotografici, sia all'assunzione degli opportuni provvedimenti a carico degli indagati.

 

 

 

 

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