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Stati Uniti: le carceri scoppiano ma non è un problema… basta che siano private PDF Stampa
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di Arturo Zampaglione

La Repubblica, 25 maggio 2010

È una delle rare aziende a trarre beneficio dai deficit statali. Fondata nel 1983, quotata a Wall Street e con oltre 17mila dipendenti, la Cca (Corrections corporations of America) è la maggiore società di gestione di prigioni private negli Stati Uniti. Attraverso contratti con il governo federale e le amministrazioni statali e comunali, “ospita” 75mila detenuti in 60 carceri sparse nei quattro angoli del paese. E il suo business è in pieno boom: costretti a tagliare le spese, gli stati americani non hanno più soldiper costruire nuovi penitenziari e subappaltano i servizi carcerari alla Cca. In alcuni casi, come nel Vermont, i carcerati vengono addirittura “delocalizzati” in altri stati. E ad approfittarne sono sempre la Cca e i suoi azionisti, per l’80% rappresentati da maxi-fondi pensione e investitori istituzionali.
“È un momento favorevole per il nostro settore”, confessa Damon Hinger, un quarantenne instancabile che, partendo da semplice guardia carceraria, è riuscito a diventare chief executive del gruppo. Fino a qualche anno fa la privatizzazione delle carceri era ancora al centro di polemiche e criminologi come Mark Kleiman, della Università della California a Los Angeles, non si stancavano di evidenziare il contrasto tra gli obiettivi dello stato (punizione e riabilitazione dei condannati) e quelli degli operatori privati (riduzione dei costi e allargamento del business).
Ci sono anche stati alcuni scandali, in particolare per il centro gestito dalla Cca a San Diego per conto del governo federale, trasformatosi - secondo una causa avviata dal: la Associazione americani per i diritti civili - in una “scuola per gladiatori”. Ma le conseguenze della crisi e della recessione sui bilanci pubblici hanno fatto dimenticare queste controversie, a vantaggio del fatturato, degli utili e delle quotazioni della Cca.
Secondo le ultime proiezioni i cinquanta stati americani accumuleranno entro il 2012 un deficit complessivo di 136 miliardi i dollari. E siccome per statuto nessun governatore può prendere soldi in prestito per la gestione corrente, tutti cercano di arrampicarsi sugli specchi. Il New Jersey ha appena approvato una legge populista (che probabilmente sarà bloccata dal veto del nuovo governatore repubblicano Chris Christie) per tassare tutti i milionari. Per risparmiare il Connecticut ha abolito i festeggiamenti pubblici per il 4 luglio. A New York, dove è in corso un braccio di ferro tra il parlamento statale e il governatore uscente David Paterson su come colmare il disavanzo di bilancio di 9,2 miliardi, è stato bloccato l’accesso ad alcuni parchi statali per mancanza di organici. E in California, dove la proiezione del buco di bilancio latta dal governatore Arnold Scharzenegger, anche lui in uscita, è di 19 miliardi di dollari, Meg Whitman, il candidato repubblicano per le prossime elezioni ed ex-chief executive di eBay, ipotizza il licenziamento in quattro anni di 40mila dipendenti statali. E in questo quadro così cupo l’ulteriore privatizzazione del sistema carcerario appare a molti americani solo un male minore.
 

 

 

 

 

 

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