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Mimmo Lucano, quando l'esilio uccide la pietà PDF Stampa
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di Gino Dato


Gazzetta del Mezzogiorno, 24 agosto 2019

 

Siamo nel paese dei diritti? O del rovescio? Può essere che il paese dove il diritto risuona neghi a un suo cittadino la dignità dell'umana pietas, quell'esercizio di ricongiungimento rituale di un figlio all'abbraccio del padre prima che spiri? Tu non chiedi di fuggire con il vecchio Anchise sulle spalle, né sei nella flagranza di un reato.

Ma dimori in un paese crudele nel quale, come a un bandito, ti viene di fatto impedito di raggiungere la dimora dove tuo padre, superata la soglia dei novant'anni, sta morendo di una grave forma di leucemia, aggravata da un infarto. E ti viene negato questo diritto agli ultimi giorni di intimità, non perché tu sia un delinquente di fama internazionale, perseguito dalle polizie di tutto il mondo, né perché tu sia in detenzione per scontare una grave pena.

Ti viene inibita semplicemente perché un Tribunale ti ha sottoposto a un provvedimento restrittivo della libertà personale, che ti impedisce di tornare nella tua città. Non stiamo parlando di un serial killer o di uno stalker, che, appena riconquistata la libertà di movimento, potrebbero ricadere nell'antico vizio, ma del sindaco di Riace per tre mandati e ormai ex, Domenico Lucano.

Dal 4 ottobre, come è noto, non può rientrare nella sua città perché, per richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Locri, è stato sottoposto agli arresti domiciliari prima e al divieto di dimora nel comune di Riace poi. "Non voglio carità, ma giustizia" dichiara mentre la petizione a Mattarella per superare il divieto di dimora ha raccolto più di 25 mila firme. "Anche se mio padre non dovesse farcela, non chiederò il permesso di tornare a Riace".

L'ex sindaco è accusato di aver favorito l'immigrazione clandestina attraverso la celebrazione di matrimoni fittizi e di avere affidato direttamente la raccolta di rifiuti a cooperative sociali. Ma oggi che, dopo le elezioni del 26 maggio, non è più stato rieletto sindaco, quale potrebbero essere la tentazione e la pericolosità di Mimmo nel reiterare i comportamenti contestati che hanno condotto alle misure cautelari? Il "Comitato Undici Giugno", che lo difende, definisce la situazione "un esilio politico non giustificato da alcuna ragione giuridica".

E si rivolge al presidente della Repubblica chiedendo "il Suo intervento affinché, con qualunque strumento a Sua disposizione e considerata la Sua posizione di Garante dei diritti costituzionali, si consenta a Domenico Lucano di poter tornare nel comune di Riace a far visita ed assistere il proprio anziano padre".

Nella petizione si fa notare come "è pendente dinnanzi al Tribunale di Locri un processo a carico, tra gli altri, di Domenico Lucano, in cui verrà accertata la fondatezza delle accuse e rispetto al quale lo stesso ha sempre dichiarato piena fiducia nella magistratura. Si aggiunga che lo scorso mese di marzo 2019, a seguito del ricorso presentato dagli avvocati difensori di Lucano, si è pronunciata la Suprema Corte di Cassazione che - in buona sostanza - ha ritenuto insussistenti le ragioni che hanno portato all'applicazione della misura restrittiva della libertà personale".

Amare le conclusioni cui giunge Mauro Palma, Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute: "Il divieto di dimora ha un sapore punitivo che, in qualche modo, non corrisponde al modo in cui i provvedimenti sono stati pensati e istituiti, come il confinamento. Sono preoccupato di questa distorsione... Quando alcuni provvedimenti raggiungono dei livelli così forti, tanto da toccare uno dei principi della Convenzione europea dei diritti dell'uomo nell'ambito del diritto al mantenimento dei rapporti affettivi, acquistano una fisionomia diversa e un significato diverso rispetto a quello che dovrebbero avere".

 

 

 

 

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