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Commercialisti, pene più severe per l'aiuto all'evasione PDF Stampa
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di Dario Ferrara


Italia Oggi, 20 agosto 2019

 

Scatta la severa aggravante introdotta nel 2015, che aumenta la pena di metà, per il commercialista che elabora un modello per evadere al fisco e lo offre ai clienti. E ciò anche se il professionista non agisce soltanto consulente ma è direttamente interessato. Carcere per il commercialista che elabora il modello per evadere al fisco e lo offre ai clienti, scatta in quel caso la severa aggravante introdotta nel 2015 che aumenta la pena di metà. E ciò anche se il professionista non agisce soltanto consulente ma è direttamente interessato: risulta coinvolto nelle società in favore delle quali viene elaborato lo schema per frodare l'erario, da ritenersi seriale in quanto può essere applicato in altre circostanze. L'articolo 13 bis del dlgs 74/2000, infatti, richiede soltanto un concorso qualificato del commercialista nel reato mentre non si può escludere l'aggravante solo perché il professionista agisce anche per un proprio tornaconto personale. È quanto emerge dalla sentenza 36212/19, pubblicata il 19 agosto dalla terza sezione penale della Cassazione.

Replica fondamentale. Sì al ricorso del procuratore della Repubblica dopo che il Riesame converte in arresti domiciliari la misura cautelare della custodia in carcere disposta dal gip. Secondo il tribunale l'aggravante ex articolo 13 bis del dlgs 74/2000 non si configura perché sui quattro episodi contestati in uno il commercialista agisce in proprio, come socio della compagine, e negli altri mancherebbe il requisito della serialità. Il cospicuo incremento di pena voluto dal dlgs 158/15 serve a punire commercialisti, avvocati e altri professionisti che svolgono attività di consulenza fiscale quando offrono ai clienti schemi per eludere gli obblighi fiscali laddove i modelli possono essere riprodotti in molti altri casi.

Dolo rafforzato. Nella specie il commercialista è indagato per sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, ma l'aggravante scatta anche per reati come fatture per operazioni inesistenti, indebita compensazione, omesso versamento di Iva e ritenute. E non può ritenersi che l'interesse personale sia di ostacolo; anzi, il dolo di evasione risulta rafforzato perché fra le persone che concorrono nel reato c'è piena condivisione d'intenti: il commercialista non agisce soltanto per riscuotere il compenso professionale ma anche per un proprio interesse patrimoniale a evadere l'imposta.

 

 

 

 

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