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Venezia: carceri strapiene, ma il vero problema è la recidiva PDF Stampa
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di Carlo Mion


La Nuova Sardegna, 19 agosto 2019

 

A Santa Maria Maggiore ci sono 230 detenuti anziché 161. Pellicani (Pd) ha incontrato il boss della baby gang e i ladri del Ducale. Ha incontrato un ergastolano, uno dei ragazzi delle bandelle baby gang, un indagato per mafia e le due donne accusate di aver ucciso l'uomo con cui vivevano nella stessa abitazione. L'onorevole del Pd Nicola Pellicani ha fatto visita ai due carceri della città il giorno di Ferragosto. Era stato in carcere anche il giorno di Natale e l'8 di marzo.

"Penso sia importante, in una giornata simbolica come quella di Ferragosto, dimostrare interesse per una realtà di fronte alla quale siamo abituati a girarci dall'altra parte. Ho voluto rendermi conto da vicino dei problemi dei detenuti e del personale della polizia penitenziaria. Chi sbaglia è giusto che paghi, ma non dobbiamo mai dimenticare la funzione rieducativa della pena, prevista dalla Costituzione (art 27)" continua Pellicani. "Anche se i dati purtroppo dimostrano come le percentuali di recidiva in Italia siano ancora molto elevate, attorno al 70 per cento. Ma il reinserimento nella società dei detenuti è importantissimo, significa più coesione sociale e minori costi da sostenere per la collettività".

La situazione nei due istituti di pena a Santa Maria Maggiore (maschile) e alla Giudecca (femminile), non è certo ideale, anzi. A Santa Maria Maggiore, ci sono attualmente 230 detenuti, in leggero calo rispetto all'inverno scorso. Si tratta di un numero ben superiore rispetto ai 161 posti disponibili. I detenuti stranieri sono 147 a fronte di 83 italiani. Tra gli stranieri ci sono 32 tunisini, 25 romeni, 23 albanesi, 14 nigeriani.

"Resta perciò il problema del sovraffollamento. Le celle sono inoltre piccole e soprattutto all'ultimo piano si soffre molto il caldo" spiega Pellicani. Tra i detenuti di Santa Maria Maggiore c'è molta attesa per un atto di indulto per i reati minori, l'ultimo risale al 2006, ma soprattutto per bocca del cappellano, don Antonio Biancotto, chiedono il ricorso a pene detentive alternative al carcere e poter lavorare. Qui Pellicani ha incontrato Gino Causin, appartenente alla Mala del Brenta condannato a "fine pena mai" per l'assassinio dei fratelli Rizzi che ora gode della semilibertà e quando esce va a fare il "baby sitter" ai nipoti che vivono tra Marghera e Mestre.

Sempre a Santa Maria maggiore l'onorevole ha parlato con Angelo Alesini, ritenuto il leader delle violente bande giovani mestrine. Ha spiegato all'onorevole che lui non ha mai aggredito alcuno e che ha fatto solo dei furti. Ha ribadito che lo ritengono il "capo" perché su Instagram aveva postato delle foto spacciandosi per "il capo". Ha parlato poi con i protagonisti del colpo di Palazzo Ducale Vinko Tomic e Dragan Madlenovic e Angelo Di Corrado, il professionista ritenuto il commercialista della cosca camorrista Donadio.

"Il carcere femminile è una realtà certamente più accogliente dove le 81 detenute, di cui 34 straniere, possono lavorare grazie anche all'impegno del mondo cooperativo e delle associazioni in attività di reinserimento sociale" racconta Pellicani. "In particolare svolgono lavori, regolarmente retribuiti nella lavanderia, in sartoria, nel laboratorio di cosmesi e in un orto che produce frutta e verdura biologiche certificate che vengono vendute all'esterno del carcere". Nel corso della visita ha incontrato Manuela Cacco, Patrizia Armellin e Angelica Cormaci, quest'ultime coinvolte nell'omicidio di Paolo Vaj a Serravalle (Vittorio Veneto).

Nel carcere della Giudecca è presente anche un Icam (Istituto a Custodia Attenuata per Madri detenute), uno dei pochi in Italia, che attualmente accoglie una mamma con i due figli di 5 e 4 anni. "L'Icam della Giudecca è una struttura decorosa, il personale premuroso, ma i bimbi non possono vivere come detenuti. Rappresenta pur sempre una limitazione della libertà per i bambini. Sarebbe necessario chiedere la modifica della legge 62 del 2011 che presenta limiti, lacune, per prevedere che le madri con bambini non stiano più negli Icam ma in case famiglia protette".

C'è un problema anche di personale, come emerso nelle precedenti visite. "Gli agenti sono in numero insufficiente con turni molto pesanti. Serve la massima attenzione per i diritti degli agenti penitenziari che vivono anch'essi da reclusi.

Ad appesantire ulteriormente le condizioni di lavoro è la presenza di detenuti psichiatrici, la cui gestione è molto complicata, spesso pericolosa. Dovrebbero essere ospitati nelle Rems (strutture riabilitative per malati psichiatrici), ma sono poche e non c'è mai posto. È di qualche giorno fa l'aggressione a un agente che ha riportato la frattura di un braccio. Come componente della Commissione Antimafia sto lavorando per mettere a disposizione alcuni dei beni confiscati alle mafie per la creazione di case famiglia per le detenute e i loro figli".

 

 

 

 

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