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Imperia: muffe, degrado, pochi a agenti e detenuti malati di epatite C PDF Stampa
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di Maurizio Vezzaro


La Stampa, 19 agosto 2019

 

A Imperia le celle sono piene di muffa, le pareti scrostate, mentre a Sanremo il problema più grave è il sottodimensionamento della polizia penitenziaria, in sofferenza in quanto a numeri. È la radiografia uscita dalla visita che ieri, come tradizione, ha fatto nei penitenziari del capoluogo e in quello di Valle Armea il gruppo Radicale (in totale sono stati visitati 70 istituti di pena in 14 regioni, ndr).

Alla doppia visita hanno partecipato tra gli altri Gian Piero Buscaglia, della sezione "Adele Faccio", con i compagni di partito Deborah Cianfanelli e Stefano Petrella, e l'avvocato Marco Bosio in rappresentanza dei penalisti imperiesi (le ispezioni hanno visto l'adesione dell'Unione camere penali)."Una situazione non drammatica ma con molte criticità", il commento di Marco Bosio, che, per lavoro, conosce bene la realtà carceraria ligure.

A Imperia, come detto, le magagne maggiori sono quelle strutturali. È un carcere vetusto, inserito tra l'altro in un contesto cittadino centrale, un retaggio delle concezioni urbanistiche passate, quando i reclusori erano nel cuore della città, simbolo del potere giudiziario da lasciare come monito alla vista dei cittadini.

Al di là degli aspetti architettonici e delle pecche a essi collegate (nel recente passato la casa circondariale di Imperia è stata al centro di due clamorose evasioni), sono le condizioni di vivibilità all'interno delle celle, umide e malsane, a preoccupare di più. Altro tasto dolente: il fatto che l'assistenza sanitaria ai detenuti si interrompa alle 22 e resti scoperta il resto della notte.

A Sanremo invece è il rapporto deficitario tra poliziotti penitenziari e detenuti (questi ultimi sono 260), a tutto svantaggio del personale di servizio, a creare maggiori difficoltà. Mancano soprattutto assistenti e ispettori, cui si sopperisce con turni massacranti per chi è in organico. C'è quindi da registrare la difficile convivenza tra reclusi, la maggior parte stranieri e di diverse etnie e religioni, e la presenza tra essi di tossicodipendenti e malati di epatite C. Detenuti questi che hanno necessità di cure costanti e di assistenza psicologica.

 

 

 

 

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