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Silenzi e omissioni, così il caso Regeni è stato dimenticato PDF Stampa
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di Giuliano Foschini


La Repubblica, 18 agosto 2019

 

La lettera al premier Conte e gli appelli dei genitori non sono serviti. Il governo italiano tace: e gli scambi commerciali con l'Egitto aumentano. Il 30 novembre dello scorso armo il ministro dello Sviluppo Economico, Luigi di Maio disse: "Pretendiamo risposte entro dicembre, altrimenti prenderemo conseguenze".

Quelle risposte, chiaramente, non arrivarono e così qualche settimana dopo, il 24 gennaio, nel giorno dell'anniversario del sequestro di Giulio Regeni, assicurò: "I rapporti commerciali con l'Egitto sono al minimo e lo saranno sempre di più". Gli ultimi dati dicono che nel 2019, per la prima volta dall'omicidio e la tortura di Giulio, l'export italiano con il Cairo è aumentato. I127 aprile del 2019, dopo aver ricevuto una lettera aperta dai genitori di Giulio Regeni, pubblicata da Repubblica, il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, incontrò il presidente egiziano, Abdel Fattah Al Sisi. "Non possiamo trovare pace finché non avremo una verità acclarata.

La lettera dei genitori mi ha molto colpito, sono rimasto tanto turbato", disse il nostro premier al termine dell'incontro. Per poi aggiungere: "lo parlo con Al Sisi e non con la magistratura. Ma non mi fermerò fino a quando non avrò una verità plausibile".

Il 15 agosto l'ambasciatore italiano ha inviato una lettera alla procura del Cairo per sapere se ci sono novità nelle indagini. Da quasi un anno, infatti, tutto tace: il sostituto procuratore di Roma, Sergio Colaiocco, ha iscritto cinque agenti della National security con l'accusa di sequestro di persona. E ha inviato una rogatoria per avere risconti al racconto, dettagliato, di un supertestimone che ha raccontato di aver ascoltato, nel corso di un pranzo tra ufficiali di polizia arabi, proprio uno degli agenti della National security raccontare dei pedinamenti, delle intercettazioni e del sequestro di Giulio, "il ragazzo italiano".

Andando ancora più indietro nel tempo il 14 agosto del 2017, l'allora presidente del consiglio Paolo Gentiloni, aveva annunciato trionfalmente il ritorno dell'ambasciatore italiano al Cairo, Gianpaolo Cantini. Proprio sulla base di una ritrovata collaborazione con l'autorità giudiziaria egiziana, la procura generale del Cairo. Gentiloni aveva dettato anche delle condizioni: Cantini doveva essere affiancato da una figura specifica per gestire la cooperazione giudiziaria investigativa, un magistrato o un ufficiale di Polizia giudiziaria.

Doveva essere bloccata ogni fornitura bellica, mantenuta l'allerta sul sito della Farnesina, congelati i rapporti commerciali. Bene, due anni dopo l'arrivo di Cantini la figura di cooperazione giudiziaria non è mai arrivata. La vendita di armi con l'Egitto è schizzata, così come ha fatto boom il turismo e i rapporti commerciali sono aumentati.

Come ha raccontato Repubblica, Confindustria ha appena tenuto un meeting e i dati del Mise, il ministero di Di Maio, quello che "i rapporti sono al minimo", parlano chiaro: si diceva che l'export è aumentato (+1,8) per la prima volta dall'omicidio di Giulio. E complessivamente gli scambi sono quasi al +7 dopo il -6 fatto registrare dopo gennaio 2016, quando Regeni fu ammazzato dagli apparati di Al Sisi.

Ed è proprio contro questa "indifferenza" davanti alla tortura e omicidio di un cittadino italiano, che in queste ore si sta mobilitando il "popolo giallo", i cittadini italiani che nelle piazze, sui social network non hanno mai lasciato soli Paola e Claudia Regeni. Su change.org sono state raccolte poco meno di ventimila firme per raccogliere l'appello dei genitori di Giulio e del loro avvocato, Alessandra Ballerini, e chiedere al premier Conte il rientro dell'ambasciatore italiano Conte.

"La situazione - hanno avevano detto i signori Regeni dopo l'ultimo incontro con il presidente del consiglio, accompagnati dall'avvocato Ballerini - non è mai stata così negativa, l'ultima rogatoria non ha avuto risposta, non ci sono contatti tra le procure. Serve un segnale forte".

D'altronde nelle ultime settimane gli sfregi alla memoria sono stati troppi, non soltanto in Italia: le Nazioni Unite hanno organizzato una conferenza al Cairo sulla tortura con un'organizzazione statale egiziana. Le università britanniche hanno ripreso a mandare i loro studenti al Cairo. Come se fosse possibile cancellare "tutto il male del mondo", quello che Paola e Claudio Regeni dissero di aver visto sul viso di loro figlio.

 

 

 

 

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