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Il carcere concentratore di malattie infettive PDF Stampa
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di Damiano Aliprandi


Il Dubbio, 14 agosto 2019

 

Collaborazione tra Antigone e Sism per studiare le patologie. L'associazione Antigone, in collaborazione con Sism Segretariato Italiano Studenti Medicina, ha dato vita a una collaborazione il cui scopo è accrescere la conoscenza sulle patologie presenti in carcere e sulle loro cause. Il carcere facilmente si sviluppano malattie e le si cura più difficilmente che all'esterno.

Il primo approfondimento che Antigone e Sism hanno fatto è sulle malattie infettive. A firma di Silvia Asson, l'associazione non governativa che si interessa della tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale, snocciola un po' di dati. Il primo che risalta all'occhio dimostra come il carcere diventa un concentratore di malattie infettive. Lo è per due motivi: da un lato perché chi vi entra spesso proviene da gruppi più socialmente vulnerabili, con uno stato di salute più degradato rispetto alla media; dall'altro perché è il carcere stesso a costituire un elemento patogeno, che favorisce l'insorgenza e la diffusione di malattie.

Ciò è attribuibile in parte alle caratteristiche dell'ambiente carcerario in sé: la frequente assenza di riscaldamento e/o di acqua calda (nel 50% delle carceri visitate da Antigone nel 2019 c'erano celle senza acqua calda, ad esempio), il sovraffollamento, l'impossibilità di usufruire di dispositivi di prevenzione (aghi sterili, preservativi), le scarse condizioni igieniche (assenza di docce in cella in quasi il 60% degli istituti visitati da Antigone, deposito degli alimenti nei bagni delle celle a causa della mancanza di altri spazi,...), la ridotta possibilità di svolgere attività fisica,.. tutte condizioni che facilitano la circolazione dei patogeni e rendono più vulnerabili gli ospiti, abbassandone le difese immunitarie.

Secondo uno studio dell'Ars della Toscana, una percentuale compresa tra il 60 e l' 80% della popolazione detenuta è affetta da almeno una patologia (anche non grave). La percentuale è dell' 11% circa, se si prendono in considerazione solo le malattie trasmissibili. Al primo posto figurano le infezioni da virus dell'epatite, in particolare Hcv (con una prevalenza che a seconda degli studi oscilla tra il 20 e il 38%) ed in minor misura Hbv (meno del 10%).

Silvia Asson di Antigone, spiega che entrambi questi virus sono trasmessi principalmente per via ematogena, tramite aghi infetti, rasoi, spazzolini, tatuaggi eseguiti con strumentazione impropria - ma anche sessuale e verticale: questo fa sì che le patologie ad essi correlati interessino per lo più pazienti giovani, con un picco nella fascia d'età dai 30 ai 49 anni, come sottolinea lo studio dell'Ars della Toscana.

Questo discorso può essere esteso anche al virus dell'Hiv, la cui prevalenza è attestata da diversi studi intorno al 5%, e le cui vie di trasmissione sono anche qui soprattutto ematogena e sessuale; ciò spiega la presenza relativamente alta di soggetti interessati da coinfezione Hcv/ Hiv, condizione particolarmente grave poiché le due patologie condizionano il decorso l'una dell'altra.

La dimensione del fenomeno Hiv è in realtà probabilmente sottostimata, a causa della legislazione in materia di lotta all'Aids che, per tutelare da eventuali discriminazioni, fa divieto di sottoporre qualunque soggetto ad analisi volte ad accertarne la sieropositività senza il suo esplicito consenso. Quindi molti detenuti rifiutano di sottoporsi allo screening in ingresso, ed è evidente come questo possa favorire la diffusione dell'infezione tra i ristretti. Senza dimenticare che molti di questi pazienti, specialmente in fase avanzata, richiedano numerose e periodiche prestazioni sanitarie il cui accesso è ostacolato dal regime detentivo. Non mancano anche la pediculosi, scabbia e micosi, infezioni/ infestazioni meno severe, ma piuttosto diffuse a causa del sovraffollamento e della condivisione di strumenti per l'igiene e delle docce.

 

 

 

 

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