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Per rivedere le intercettazioni tempo sino a fine anno PDF Stampa
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di Giovanni Negri


Il Sole 24 Ore, 14 agosto 2019

 

Quale Governo vi metterà mano adesso non si sa. È certo però che di tempo non ce ne sarà poi molto. Perché, il decreto sicurezza bis, appena convertito in legge dal Senato, in vigore da pochi giorni, proroga, ed è la seconda volta dopo la prima che aveva rinviato ad aprile, sino a fine anno il congelamento della riforma Orlando delle intercettazioni.

Detto che la riforma Bonafede della giustizia rischia di restare una delle grandi incompiute della legislatura, ma ricordato anche che nella riforma non trovava spazio un intervento sul punto, resta sul tappeto il tema della conciliazione tra necessità di tutela della privacy e obbligo di non compromettere l'efficacia di uno strumento investigativo sempre più determinante.

La proroga dello stop non riguarda però due misure disposte dalla riforma Orlando con gli articoli 1 e 6 del decreto legislativo 216/2017: l'articolo 1 inserisce nel Codice penale il delitto di diffusione di riprese e registrazioni fraudolente per punire con la reclusione fino a 4 anni chiunque, partecipando a incontri o conversazioni private con la persona offesa, ne registra il contenuto all'insaputa dell'interlocutore con microfoni o telecamere nascoste per diffonderlo allo scopo di recare un danno alla reputazione.

Allo stesso modo non è poi stata rinviata, ed è oggetto dell'articolo 6, la semplificazione dei presupposti per disporre le intercettazioni nei procedimenti per i reati dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione, quando tali reati siano puniti con pena detentiva non inferiore nel massimo a 5 anni. Se si procede per tali delitti, infatti, si deroga ai presupposti dell'articolo 267 del Codice di procedura penale e l'intercettazione dovrà risultare necessaria (non più assolutamente indispensabile) e saranno sufficienti indizi di reato (anche non gravi).

Bloccate invece altre misure. Tra queste, con riferimento alla garanzia di riservatezza delle comunicazioni non penalmente rilevanti o contenenti dati sensibili, il divieto in base al quale, quando l'ufficiale di polizia giudiziaria ascolta una comunicazione di questa natura non la trascriva, neanche sommariamente. L'ufficiale avrà, tuttavia, un obbligo di annotazione, anche sommaria, dei contenuti di quelle comunicazioni perché il pm possa, eventualmente, compiere valutazioni diverse, chiedendo la trascrizione anche di quelle comunicazioni quando le ritenga utili alle indagini.

In riferimento alla procedura di selezione delle intercettazioni, la riforma Orlando regola la fase del deposito dei verbali e delle registrazioni, con la possibilità per le parti di prenderne visione e la fase dell'acquisizione del materiale intercettato al fascicolo delle indagini.

Ma un'attenzione particolare è dedicata ai trojan i captatori informatici, in grado di infettare apparecchi mobili, dai tablet ai cellulari, registrando la totalità delle comunicazioni in qualsiasi contesto. Meno di un mese fa, il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, rispondendo alle preoccupazioni del Garante della privacy, che invitava a un'estrema cautela nell'utilizzo di uno strumento così invasivo, scriveva di avere in corso di elaborazione una serie di contromisure. Come, per, esempio, il trasferimento delle comunicazioni intercettate esclusivamente verso gli impianti della Procura con controlli sull'integrità dei contenuti oppure l'introduzione di requisiti tecnici dei programmi informatici per assicurare la corrispondenza tra autorizzazioni della magistratura e operazioni effettuate.

In questa prospettiva è allo studio, spiegava Bonafede, anche la disciplina dell'archivio digitale delle intercettazioni, con la previsione di uno specifico software che consentirà il tracciamento degli accessi e la gestione dei documenti e dei files audio video sui server del ministero.

 

 

 

 

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