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Il nodo della fiducia sul decreto sicurezza PDF Stampa
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di Lina Palmerini


Il Sole 24 Ore, 22 luglio 2019

 

Ancora ieri il leader leghista manteneva un clima da crisi virtuale e lasciava tutti sul filo: colpiva e affondava Toninelli, additava i 5 Stelle come "quelli del no", prendeva le distanze dall'Europa non partecipando al vertice Ue sui migranti. Come se si stesse sfilando piano piano per prepararsi al colpo di teatro.

Sarà domani? Questa è la nuova data clou e anche in questa circostanza il ministro dell'Interno ha scelto di starsene lontano: ha fatto sapere che ascolterà dai banchi della Lega - e non del Governo - il discorso di Conte al Senato quando parlerà della collocazione internazionale dell'Italia e della vicenda dei presunti fondi russi in cui è coinvolto Savoini, collaboratore di Salvini.

L'attenzione è quindi su questo passaggio, se davvero diventerà il luogo della fine. E il tema potrebbe essere anche la diversa posizione sull'Europa, visto il sì dei 5 Stelle - sostenuti da Conte - sulla presidente della Commissione Ue e il "no" della Lega. C'è da dire però che nello stesso giorno e quasi nelle stesse ore - alla Camera - si potrebbe votare la fiducia sul decreto sicurezza bis, che è la bandiera del ministro leghista per la lotta all'immigrazione.

Si deciderà oggi se chiederla o no ma questo è un altro passo verso il chiarimento perché chi immagina che il ministro dell'Interno possa fare la crisi in occasione del discorso del premier, deve pure immaginare che contestualmente la Lega non voti la fiducia affossando la loro legge simbolo. Il provvedimento dovrà poi passare all'esame del Senato previsto per i primi di agosto e i 5 Stelle ci stanno già lavorando, perché potrebbero mancare alcuni "sì" di senatori grillini da sempre ostili alla politica migratoria di Salvini.

Se, insomma, il decreto avesse il via libera grazie ai voti della Meloni e di Forza Italia, sarebbe quello il casus belli, la prova conclamata di un cambio di maggioranza. L'altro fronte è il dossier sull'autonomia su cui però Conte sta facendo di tutto per ricucire dopo l'aspro scontro con i Governatori del Nord.

A Palazzo Chigi fanno sapere che si sta preparando un incontro ma molto dipenderà dalle intenzioni di Salvini sul destino del Governo. Anche se la via della rottura è disturbata da alcuni elementi. Il più importante sono le inchieste giudiziarie.

Ieri sono venute fuori nuove intercettazioni sul caso Siri, l'ex sottosegretario molto vicino al leader leghista, mentre si aspetta l'uscita di nuove carte sul Russiagate. Intanto nei 5 Stelle si pensa che quella di Salvini sia una posizione negoziale e non di rottura. E che sul tavolo ci sia un rimpasto - a partire da Toninelli - il Commissario Ue e l'autonomia.

Scartato che si possa chiedere l'uscita di Conte visto che si dovrebbe passare da una crisi e da un nuovo voto parlamentare. Tutto più lungo e più incerto di un rimpasto. Anche se i leghisti continuano a dire che la crisi è possibile fino al io agosto: si andrebbe a votare a metà ottobre, le Camere si riunirebbero i primi di novembre, nascerebbe un nuovo Esecutivo a metà mese per approvare il bilancio a fine anno. È che nel Carroccio la voglia di crisi è talmente forte che sfida il tempo.

 

 

 

 

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