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Incostituzionale vietare la detenzione domiciliare speciale PDF Stampa
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di Damiano Aliprandi


Il Dubbio, 22 luglio 2019

 

Per la Consulta la revoca della semilibertà non li impedisce. Sono incostituzionali quelle parti di commi che prevedono la mancata concessione, per la durata di tre anni, della detenzione domiciliare speciale al condannato nei cui confronti è stata disposta la revoca di una misura alternativa. È la sentenza del 18 luglio scorso emessa dalla Corte Costituzionale.

È accaduto che, con ordinanza del 13 luglio 2018, la Cassazione, prima sezione penale, ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, primo comma, 29, primo comma, 30, primo comma, e 31, secondo comma, della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell'art. 58- quater, commi 1, 2 e 3, della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), "nella parte in cui (detti commi]), nel loro combinato disposto, prevedono che non possa essere concessa, per la durata di tre anni, la detenzione domiciliare speciale, prevista dall'art. 47quinquies della stessa legge n. 354 del 1975, al condannato nei cui confronti è stata disposta la revoca di una misura alternativa, ai sensi dell'art. 47, comma 11, dell'art. 47ter, comma 6, o dell'art. 51, primo comma, della legge medesima".

Nel caso di specie, il ricorrente R. G. aveva subito la revoca della misura alternativa della semilibertà, e l'istanza da questi formulata - un anno e otto mesi più tardi - di essere ammesso alla detenzione domiciliare speciale era stata dichiarata inammissibile dal Presidente del Tribunale di sorveglianza di Milano esclusivamente sulla scorta del mancato decorso del termine triennale fissato all'art. 58- quater, comma 3, dell'ordinamento penitenziario.

Contro tale decisione di inammissibilità, il condannato aveva proposto ricorso per Cassazione, rilevando che la misura alternativa della detenzione domiciliare speciale non è espressamente richiamata dall'art. 58quater, comma 1, ordin. penit., e che, pertanto, non potrebbe essere oggetto della preclusione stabilita dal comma 3, per cui la pregressa revoca della misura alternativa della semilibertà non potrebbe essere, di per sé, ostativa alla valutazione nel merito dell'istanza proposta dal condannato.

La Cassazione ha quindi dubitato della legittimità costituzionale dell'automatismo preclusivo rispetto alla concessione della misura alternativa della detenzione domiciliare speciale, che le disposizioni menzionate stabilirebbero per un periodo di tre anni a carico del condannato nei cui confronti sia stata revocata altra misura (in particolare, dell'affidamento in prova al servizio sociale, della detenzione domiciliare o della semilibertà) precedentemente concessagli.

Alla base dell'intera giurisprudenza della Corte costituzionale, relativa, da un lato, alla detenzione domiciliare ordinaria per esigenza di cura dei minori e, dall'altro, alla detenzione domiciliare speciale, sta il principio per cui "affinché l'interesse del minore possa restare recessivo di fronte alle esigenze di protezione della società dal crimine occorre che la sussistenza e la consistenza di queste ultime venga verificata in concreto e non già collegata ad indici presuntivi che precludono al giudice ogni margine di apprezzamento delle singole situazioni" (sentenza n. 239 del 2014)". Secondo la Consulta, tale principio non può che condurre a ritenere costituzionalmente illegittimo anche l'automatismo preclusivo derivante dal combinato disposto delle disposizioni censurate, così come interpretate dal giudice rimettente.

 

 

 

 

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