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L'ergastolo è una sconfitta PDF Stampa
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di Rosaria Manconi*


La Nuova Sardegna, 22 luglio 2019

 

La condanna a vita nega il valore rieducativo affermato nella nostra Costituzione. È fondamentale diffondere la cultura della legalità e del rispetto delle persone. Le sentenze non si commentano, si impugnano quando le si ritiene ingiuste, oppure si presta acquiescenza se le si ritiene corrette. Le sentenze, tuttavia, al di là del merito e della motivazione che le sottende, possono offrire spunti di riflessione che oltrepassano il caso concreto ed investono temi più ampi.

Come le recentissime pronunce sulla drammatica vicenda del "delitto del lago" che ha visto coinvolti numerosi giovani e giovanissimi e che si è conclusa, in primo grado, con distinte condanne del Tribunale per i Minorenni e del Gip del Tribunale di Oristano a pene molto elevate e persino l'ergastolo. Sentenze precedute e seguite da notevole risalto mediatico che ha dato luogo all'ora-mai consueto movimento di opinione sul bisogno di sicurezza e sulla finalità della pena, sulla congruità e proporzionalità.

L'asticella si è alzata talmente tanto che neppure l'ergastolo appare più misura sufficiente a soddisfare le aspettative di tutela e riparazione sociale. È alla pena "esemplare", se non a quella capitale che si guarda se anche il ministro Luigi Di Maio, nel commentare un fatto di cronaca che ha visto coinvolti due bambini investiti ed uccisi da un'auto, sull'onda della comprensibile emozione generale, ha invocato per il responsabile pene più gravi rispetto all'ergastolo. Che altro ci può essere oltre la condanna a vita se non la morte o la tortura?

Parole inammissibili e pericolose per chi ha giurato fedeltà alla Costituzione ed ai suoi principi. Invocazioni che trovano umana comprensione ed accettazione solo per le vittime e per i loro parenti. Perché talvolta il dolore trova consolazione nella punizione e la pratica del perdono richiede un lungo cammino che, comunque, come taluno sostiene, non azzera la memoria del crimine e non annulla il male.

Ma noi tutti che abbiamo coltivato gli ideali del rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo e creduto nei principi costituzionali che prevedono il recupero sociale del condannato dovremmo interrogarci sui valori che la pena in generale e l'ergastolo in particolare possono coinvolgere. Soprattutto quando l'ergastolo viene comminato a soggetti giovani o giovanissimi. In questo caso la pena, pur legittimamente inflitta nell'ambito di un giusto processo, nega il valore rieducativo che la Carta costituzionale afferma con l'art. 27, terzo comma.

L'isolamento perpetuo preclude la possibilità ed anche la speranza del reinserimento sociale e fa presumere la persona di perse "non rieducabile". L'ergastolo, anche quando non ostativo alla concessione dei benefici carcerari, spesso assume il carattere della perpetuità perché la verifica del ravvedimento è ancorata a valutazioni discrezionali ed alla possibilità, non sempre assicurata, di seguire percorsi di crescita e rivisitazione critica del vissuto.

Ecco perché, sull'esempio di altri paesi europei, si dovrebbe, coraggiosamente, ragionare sulla necessità dell'abolizione dell'ergastolo. La questione della pena, peraltro, in questo caso, mette in secondo piano l'altra, preliminare, della prevenzione, della necessità di diffondere, soprattutto fra i giovani, la cultura della legalità e del rispetto delle persone.

Di sostenere le famiglie nel difficile compito educativo, di sostituirsi ad esse quando vi n'è necessità, di aggiornare i programmi scolastici introducendo lo studio di materie tese alla sensibilizzazione degli studenti sui temi sociali. Ecco perché la condanna di un giovane all'ergastolo non può ritenersi "giusta", tantomeno può rassicurare.

Di fatto questa è la rappresentazione concreta e tangibile della sconfitta della società, del sistema educativo e di prevenzione, della mancanza di valori e di validi punti di riferimento, dell'isolamento culturale in cui i giovani talvolta sono relegati. Su questo occorre ragionare. Tutto il resto è mera propaganda. Clamore mediatico in favore di una politica che alimenta allarme e paure ed al quale almeno gli operatori del diritto dovrebbero opportunamente sottrarsi.

 

*Presidente Camera Penale di Oristano

 

 

 

 

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