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L'Anm frena la riforma: "No a intenti punitivi" PDF Stampa
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Gazzetta del Mezzogiorno, 22 luglio 2019


Poníz: sbagliato operare sull'onda emozionale di una contingenza. "No a riforme emozionali, demagogiche e punitive", per i magistrati e per le istituzioni. Lo dice apertamente il presidente dell'Associazione nazionale magistrati Luca Poniz, riferendosi ad alcuni interventi della riforma della giustizia del Guardasigilli Bonafede.

Nel mirino c'è soprattutto, ma non solo, la norma che prevede il sorteggio per la composizione del Consiglio superiore della magistratura, dopo lo scandalo delle nomine che ha investito l'organo di autogoverno dei giudici sull'onda dell'inchiesta della procura di Perugia a carico dell'ex presidente dell'Anm Luca Palamara.

"Non accettiamo riforme che siano l'esito di una contingenza drammatica" avverte Poniz che con il segretario del sindacato delle toghe, Giuliano Caputo, sbarra la strada a un'innovazione che può portare "alla negazione della democraticità" dello stesso Consiglio superiore della magistratura e ne mina certamente "l'autorevolezza".

Il problema è duplice, come dicono i vertici dell'Anm, facendo il punto sulla riforma al Comitato direttivo centrale del sindacato delle toghe. Da un lato il sorteggio è "manifestamente incostituzionale in tutte le sue versioni", compresa l'ultima che affida a questo strumento la selezione dei magistrati candidatili, tra i quali saranno eletti in un secondo momento quelli che avranno ottenuto il maggior numero di voti.

Dall'altro ha un significato inaccettabile: "È irricevibile il messaggio di sfiducia che si dà nei confronti dell'intero corpo elettorale della magistratura", che non può "più scegliere i propri rappresentanti al Csm". Pollice verso anche per quelle "molteplici previsioni, sulla tempistica dei procedimenti nelle varie fasi e nei vari gradi, nel processo penale come in quello civile, che sono semplicistiche, perché ignorano le dinamiche processuali effettive.

A tali previsioni - nota l'Anm sono correlate in alcuni casi sanzioni disciplinari per i magistrati, evidentemente ritenuti dunque responsabili della durata eccessiva delle cause quando invece la magistratura italiana spicca per produttività in Europa e da decenni invoca, inascoltata, l'adozione degli strumenti che davvero potrebbero intervenire sui fattori di lentezza".

La volontà punitiva nei confronti dei magistrati si avverte anche nelle norme che ampliano gli illeciti disciplinari. E ad allarmare è anche "l'idea semplicistica di poter risolvere i problemi del processo, strizzando i tempi, soprattutto delle indagini preliminari, addirittura con la sanzione inedita della discovery degli atti". Il che significa, avverte l'Anm, "disarticolare il contrasto non solo alla criminalità organizzata ma anche ai reati dei colletti bianchi".

Non è però una dichiarazione di guerra al ministro Bonafede. "Con lui il rapporto è molto buono, gli riconosciamo una sincera volontà di dialogo", dice Poniz, che con Caputo riconosce anche che nella riforma ci sono aspetti "positivi". L'auspicio dell' Associazione nazionale magistrati è che il confronto continui per convincere la politica che certe scelte sono "sbagliate".

Tra gli interventi accolti positivamente dall'Anm c'è il ritorno al libero accesso al concorso dopo la laurea; la valutazione dei magistrati dell'ufficio espressa in occasione della conferma del direttivo; la valorizzazione dell'esperienza professionale maturata nella giurisdizione; "il ripristino della norma, inopinatamente soppressa a suo tempo, che prevede il decorso di un congruo periodo prima che i consiglieri del Csm uscenti possano assumere incarichi direttivi, semi-direttivi o fuori ruolo".

 

 

 

 

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