Martedì 23 Luglio 2019
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Giustizia, nel piano Bonafede più sanzioni per giudici e Pm PDF Stampa
Condividi

di Giovanni Negri

 

Il Sole 24 Ore, 14 luglio 2019

 

Nella riforma della giustizia del Guardasigilli Alfonso Bonafede aumentano i casi di illecito disciplinare che possono colpire giudici e Pm. Nel mirino, il mancato rispetto dei tempi d'indagine e di esame dei fascicoli. Più responsabilità per i capi degli uffici.

Nella bozza di riforma aumentano gli illeciti disciplinari. Colpiti il mancato rispetto dei termini nella durata dei processi e l'indecisione su esercizio dell'azione penale o archiviazione. Il pubblico ministero non deposita tempestivamente gli atti d'indagine? Rischia una sanzione disciplinare. Il pubblico ministero non esercita l'azione penale né chiede l'archiviazione?

Rischia una sanzione disciplinare. Il giudice non adotta misure per chiudere i processi nei tempi previsti? Rischia una sanzione disciplinare. Il capo dell'ufficio non si attiva per segnalare le situazioni che possono comprometterne l'efficienza? Rischia una sanzione disciplinare. Un dato tecnico e un paradosso politico appaiono evidenti nella bozza di disegno di legge delega messa a punto dal ministero della Giustizia in vista della presentazione in Consiglio dei ministri. Il testo è certo assai composito, toccando molti punti (dal Csm al processo penale, dal processo civile alla geografia giudiziaria), e tuttavia salta all'occhio il florilegio di nuove fattispecie di illeciti disciplinari che lo costella.

Tanto più sorprendente visto che arriva da un ministero la cui attuale guida più ha sostenuto di essere vicina alla magistratura e alle istanze di legalità. E allora vediamoli, alcuni di questi casi. Innanzitutto il nuovo illecito che andrà a colpire il magistrato che non adotta misure efficaci per permettere la definizione deì processi civili a lui assegnati entro quattro anni nel giudizio di primo grado, tre anni in appello, e due anni in Cassazione.

Termini che, si chiarisce, si dovranno applicare solo ai fascicoli di cui il magistrato è stato il primo assegnatario e che sono ancora pendenti a suo carico allo scadere del termine, visto che non si potrà attribuire responsabilità per un arretrato solo ereditato. In questo caso, comunque, toccherà anche al capo dell'ufficio giudiziario di appartenenza del magistrato segnalarne la condotta al titolare dell'azione disciplinare; in caso contrario, l'omessa segnalazione rappresenterà a sua volta illecito a carico del capo dell'ufficio.

Il disegno di legge, per una maggiore responsabilizzazione dei capi degli uffici, attribuisce rilevanza disciplinare anche all'insufficienza delle iniziative che il dirigente ha assunto a fronte di situazioni di criticità e di illeciti disciplinari da parte di magistrati della sezione o dell'ufficio. "In sostanza - si legge -, il "buon" dirigente, al quale spetta innanzitutto organizzare in modo efficiente l'ufficio, non può limitarsi a segnalare le criticità nella gestione del lavoro da parte dei magistrati che a quell'ufficio sono addetti, ma deve dimostrare di aver adottato ogni iniziativa utile al superamento delle predette criticità".

Per esempio, di fronte a gravi e ripetuti ritardi da parte di un magistrato dell'ufficio, non sarà ritenuto sufficiente richiamarlo al rispetto dei termini e segnalarne l'incapacità organizzativa, ma occorrerà assumere tutte le iniziative per rimuovere la situazione di difficoltà venutasi a creare (mediante redistribuzione dei ruoli o mediante adozione di mirati e fattibili piani di smaltimento, periodicamente verificati). Quanto ai pubblici ministeri, il faro è puntato sulla fase delle indagini preliminari, dove si è voluto compensare l'aumento da sei a 12 mesi nell'ipotesi base e da 12 a 18 per i reati più gravi (con una sola proroga possibile però), con un meccanismo che in caso di mancato avviso di chiusura indagini o di richiesta di archiviazione, vincola il pm alla discovery degli atti d'indagine. Misura assistita dalla previsione di un nuovo illecito disciplinare nel caso di mancato rispetto.

E sempre agganciata a un possibile illecito disciplinare è poi l'inerzia del pm che non esercita l'azione penale, dopo l'avviso di deposito, e neppure chiede di archiviare entro 30 giorni dalla richiesta avanzata dall'indagato. A parziale bilanciamento c'è poi l'introduzione di un istituto inedito come la riabilitazione, della quale potrà beneficiare il magistrato colpito da ammonimento o censura. Riabilitazione possibile, in caso di ammonimento, dopo avere ottenuto la prima valutazione positiva di professionalità dopo la sanzione e dopo la seconda valutazione in caso di censura.

 

 

 

 

06

 

06


 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it