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"La riforma della giustizia è incompleta, il problema dei tempi non si risolve così" PDF Stampa
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di Valentina Errante

 

Il Messaggero, 14 luglio 2019

 

Intervista al presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli. Dal processo civile a quello penale, fino ai nuovi criteri per le nomine e alla rivoluzione per l'elezione dei componenti del Csm. Secondo Cesare Mirabelli, la riforma della Giustizia pensata da via Arenula è nel complesso positiva: "Un seme che dovrebbe germogliare", dice.

Ma Mirabelli paventa un rischio: "Mi pare che sia una sommatoria di più provvedimenti, sarebbe stato più semplice approvare più disegni di legge per ciascuno degli argomenti: civile, penale, magistratura e Csm. Non vorrei - dice - che la complessità delle materie, così aggregate, anziché accelerare, rallenti il percorso parlamentare".

 

Una riforma per settori sarebbe stata più proficua?

"Probabilmente la scelta di unificarli ha l'obiettivo di avere un grande. Non è un giudizio negativo sui singoli aspetti, ma il problema è che la resistenza su una delle questioni possa fermare l'intero treno". Partiamo dal processo civile "Di fatto si punta ad accelerare. Si interviene sulla parte preprocessuale, si prevedono un'udienza di prima comparizione rinforzata e tempi più stretti anche per la decisione, dopo la discussione deve essere subito letto il dispositivo della sentenza. E si prevedono 30 giorni per le motivazioni che non arrivino con la decisione. Dovrebbe funzionare".

 

Pensa sia attuabile?

"In realtà la lentezza ha spesso a che vedere con problemi organizzativi non processuali, si deve potenziare l'impianto organizzativo. Altrimenti la misura rimane optativa. C'è un'illusione costante: che si possa affrontare il problema dei tempi con nuove regole processuali anziché organizzative. Trovo invece molto positivo l'intervento sulle esecuzioni immobiliari, chi vanta un credito avrà più chance, la vendita immediata è un passaggio importante, riguarda innanzi tutto le banche e le grandi società, ma può portare elementi di accelerazione per l'economia. L'intenzione è buona. Gli strumenti possono essere anche positivi, ma se non c'è un apparato che funzioni e lavori a pieno regime, i meccanismi si inceppano".

 

E il processo penale?

"Si restringeranno i tempi delle indagini e, soprattutto, non si andrà in giudizio se gli elementi raccolti nell'istruttoria non siano sufficienti per una condanna. Si eviteranno processi inutili. Anche i criteri di priorità definiti per l'iscrizione dei fascicoli, a fronte del gran numero di prescrizioni, sono un elemento positivo. Di fatto gli uffici non possono già adempiere all'obbligatorietà dell'azione penale, ma stabilire le regole diventa una forma di depenalizzazione. È un seme che deve germogliare. Poi trovo importante la norma che prevede l'inappellabilità delle sentenze di assoluzione nel caso di reati puniti con pena pecuniaria. Del resto se c'è giù stata un'assoluzione, un'eventuale condanna non può essere contro ogni ragionevole dubbio".

 

Passiamo alla magistratura e agli incarichi. Che ne pensa?

"Le misure sulle nomine tendono a rendere più chiare le modalità con le quali il Csm dovrà procedere. Le nomine dovranno rispettare l'ordine cronologico delle vacanze, non ci saranno più i pacchetti che aggregavano le scelte su diversi uffici per comporre le esigenze dei candidati. Poi vengono sanciti criteri rigidi sulla scelta e avere stabilito che la mancata anzianità sia preclusiva per alcuni ruoli mi sembra fondamentale. È una norma che elimina eccessi di discrezionalità".

 

Per qualcuno la riforma è una mancata occasione per procedere alla separazione delle carriere, cosa ne pensa?

"Credo che se la separazione non sia pensata come una distinzione netta tra il ruolo inquirente e quello giudicante sia rischiosa. Potrebbe creare uno spirito di corpo ancora maggiore. Un principio che non può essere messo in discussione riguarda il pm, che mai deve dipendere dall'esecutivo. Sarebbe una perdita di garanzie per i cittadini. Trovo positivo l'intervento sulle toghe in politica che non potranno tornare in ruolo".

 

E il sorteggio per il Csm, che ne pensa?

"La definizione dei 20 collegi al posto di un collegio unico è un elemento positivo. In questo modo dovrebbero ottenere i voti i magistrati più stimati dai colleghi e non quelli voluti dalle correnti. Anche se si pone un problema sulla rappresentatività e il rischio che le correnti concentrino i voti su alcuni si pone ugualmente. Ho dei dubbi sull'aumento dei componenti, in un momento in cui si taglia su tutto. Non ne vedo la necessità".

 

 

 

 

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