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Torino: Cpr di corso Brunelleschi, il Garante dei detenuti avverte "degrado elevato" PDF Stampa
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torinoggi.it, 14 luglio 2019

 

"Le persone vivono in condizioni offensive". Stanzoni da sette persone, bagni non divisi dall'ambiente utilizzato per dormire e pasti consumati per terra: Garante Nazionale per i diritti dei detenuti. Un volantino dà appuntamento alle 19.30 per una protesta. Il decesso di Hossain Faisal, cittadino bengalese morto a causa di un infarto presso il Cpr di corso Brunelleschi, ha portato agli onori della cronaca una questione da sempre spinosa e delicata: le condizioni di vita nei Centri per il Rimpatrio.

Più volte, in questi anni, diverse organizzazioni umanitarie hanno infatti denunciato le pecche di un sistema che non sempre riesce a garantire i fondamentali diritti delle persone che vivono all'interno di un Cpr. In tal senso, il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale ha stilato un rapporto che ha come obiettivo di fornire alcune linee guida indispensabili perché questi diritti possano essere tutelati.

Il punto di partenza è il centro di Torino, il più grande dei sei Cpr presenti in Italia. Un centro troppo grande, destinato a ospitare 175 persone, e che presenta non poche lacune dal punto di vista strutturale: mancanze che, di riflesso, incidono sulle condizioni di vita dei migranti che vi sono al suo interno. Nell'incontro che ha visto la partecipazione di Bruno Mellano (garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Piemonte), Massimiliano Bagaglini (Ufficio del Garante Nazionale), Emilia Rossi (componente del Collegio del Garante Nazionale), Guido Savio (componente Asgi) e Laura Scomparin (docente di diritto processuale penale), il parere più duro circa le condizioni di vita al Cpr di corso Brunelleschi arriva da Emilia Rossi.

Dopo la visita dello scorso 17 aprile, la componente del Collegio del Garante Nazionale per i diritti dei detenuti, avverte: "La condizione del Cpr di corso Brunelleschi è di altissimo degrado, le persone vivono in condiziono offensive rispetto alla dignità". A fare luce in un luogo dove generalmente telecamere e macchine foto non sono ammesse è il racconto che Emilia Rossi fa del Cpr: "I migranti vivono in stanzoni da sette persone dove il bagno non è nemmeno separato dall'ambiente dove le persone dormono".

Per separare i due ambienti, gli ospiti del centro si sono adattati, mettendo alcune tende che garantiscono un minimo di privacy ma non fermano di certo gli odori provenienti da un bagno usato da sette persone. Da rivedere, secondo Rossi, anche il modo in cui viene somministrato il cibo: "Non ci sono posti per sedersi, i cittadini stranieri sono obbligati a mangiare per terra con i piatti appoggiati sulle gambe". "Passano il loro tempo lì senza fare nulla, in gabbia. Dovrebbero stare 90 giorni, finiscono per starci il doppio senza che nessuno li avvisi" attacca la componente del Collegio del Garante Nazionale per i diritti dei detenuti.

Tra le criticità emerse e segnalate da Massimiliano Bagaglini, vi è poi la questione rimpatri. Solo nei primi sei mesi del 2019, a Torino, la percentuale di persone rimpatriate dopo essere state trattenute è del 56%, pari a 185 migranti su 327 trattenuti. Il restante 44% non è stato rimpatriato. Ecco perché, tutte le persone che hanno contribuito a redarre il rapporto "Norme e normalità - Standard per la privazione della libertà delle persone migranti" hanno auspicato che gli standard possano costituire un'ideale piattaforma per un progetto di legge, dal momento che - a differenza della privazione della libertà in ambito penale, normata a livello nazionale dall'Ordinamento penitenziario - la detenzione amministrativa delle persone migranti non prevede garanzie certe e uniformi sul territorio.

Questa sera, intanto, come riportano alcuni volantini, è attesa una manifestazione di protesta alle 19.30, proprio davanti al CPR, in via Monginevro all'angolo con corso Brunelleschi.

 

 

 

 

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