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Roma: sfila "Made in Rebibbia", la collezione dei detenuti PDF Stampa
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di Flavia Fiorentino

 

Corriere della Sera, 14 luglio 2019

 

"Ricuciamo il futuro": sarti-modelli in passerella con 25 capi. L'iniziativa di rieducazione sociale voluta dal presidente dell'Accademia dei Sartori Ilario Piscioneri, scomparso un anno fa. A Roma ha funzionato, ora si pensa a un protocollo nazionale.

La sapienza delle mani, la concentrazione della mente, l'attenzione ai dettagli su forme e tessuti che trasmettono bellezza, ha permesso a un gruppo di detenuti del carcere di Rebibbia di riacquistare fiducia in se stessi, combattere la rabbia e costruire giorno per giorno, tra orli, bottoni e asole, un futuro diverso, pieno di speranza. Così a conclusione del corso di taglio e cucito dal titolo "Ricuciamolo insieme", organizzato dall'Accademia nazionale dei Sartori e fortemente voluto dal presidente Ilario Piscioneri, scomparso lo scorso anno, qualche sera fa, nell'area verde dell'istituto penitenziario sulla Tiburtina, sono saliti in passerella gli stessi sarti-detenuti, in veste anche di modelli, per presentare una collezione di 25 capi "Made in Rebibbia" tra giacche, completi, pantaloni e gilet.

"Erano emozionati - racconta il coordinatore del corso Daniele Piscioneri, uno dei tre figli di Ilario - perché si sono esposti davanti a un pubblico esterno, ad altri detenuti e soprattutto ai loro cari. Un modo per mostrare agli altri cosa sono capaci di fare, uno sforzo tangibile per riabilitarsi con la famiglia". I sette detenuti, alcuni con pene tra i 10 e i 15 anni, che hanno appena concluso il secondo anno di corso (sostenuto da Bmw Roma che ha acquistato il materiale didattico), hanno frequentato il laboratorio tutti i giorni dalle 9 e 30 alle 12 e 30 e uno di loro, Manuel Zumpano ha ottenuto il permesso di uscire dall'istituto per partecipare ad alcune lezioni supplementari presso l'atelier Ilario, nel quartiere Prati.

"Ho vissuto sensazioni che non provavo da più di 4 anni e mezzo, una diversa percezione della realtà - racconta Manuel - con questo progetto ho ritrovato sicurezza ed è appagante vedere che le persone apprezzano il mio lavoro. Sogno di avere un riscatto personale e costruirmi una nuova vita. Quest' esperienza mi aiuta a superare i momenti bui. Sto imparando un mestiere che sta scomparendo e spero ci sia la possibilità di farlo scoprire a molti altri giovani".

Un' iniziativa virtuosa, con doppio effetto positivo: "Se da una parte, imparare un mestiere rappresenta per loro una strada verso la libertà e la possibilità di riprendersi in mano la propria vita - conclude Piscioneri - dall'altra, potrebbero crearsi delle professionalità che le sartorie cercano continuamente e fanno fatica a trovare. Mio padre immaginava di allargare questo modello a livello nazionale, la sfida ora è creare un protocollo per coinvolgere altre carceri italiane".

 

 

 

 

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