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Il Csm scrive a tutte le Procure: "Non coprite le inchieste sui giudici" PDF Stampa
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di Matteo Indice

 

La Stampa, 13 luglio 2019

 

Nel pieno d'una delle peggiori tempeste della sua storia, il Csm dice ai magistrati di tutt'Italia che da quasi 25 anni tendono a nascondere le indagini sui loro colleghi e le comunicano con ritardo al Consiglio, impedendo così un'efficace azione disciplinare. Di più: l'organo di autogoverno, per sollecitare input sulle inchieste in cui inciampano altri giudici o pubblici ministeri, riesuma una circolare del 1995 dai toni piuttosto velenosi, lanciando implicitamente un duplice messaggio.

Primo: tutti devono partecipare al restyling d'immagine delle toghe, devastata dal caso Palamara e dalle intercettazioni che hanno svelato le trame per pilotare le nomine sulle Procure di varie città con un corollario di dimissioni, autosospensioni e durissimi richiami del Presidente della Repubblica. Secondo: l'andazzo, sembra rimarcare oggi il Csm, si protrae da un quarto di secolo e non ci si può trincerare sempre e comunque dietro il segreto istruttorio. Il nuovo documento è firmato dal segretario generale Paola Piraccini, ha la data dell'8 luglio ed è indirizzato a tutti i procuratori generali, con l'indicazione di divulgarlo a loro volta alle Procure della Repubblica d'ogni provincia di competenza: "Rilevata la necessità - si legge nel carteggio - di garantire la tempestiva comunicazione delle notizie di reato a questo organo (il Csm appunto, ndr), il Comitato di presidenza ha deliberato di rinnovare la richiesta di puntuale osservanza della Circolare 13682 del 5 ottobre 1995".

Ciò che veniva scritto allora, è il diktat, dev'essere ripreso per buono e le contromisure suggerite vanno messe in pratica. Si spiega in primis come già nel 1995 il Consiglio avesse "ribadito il suo costante orientamento sul punto della non opponibilità del segreto investigativo... nei confronti degli organi titolari del potere-dovere di vigilanza".

Ma il bello viene dopo, ed è significativo che i passaggi della vecchia circolare siano allegati per intero all'attuale richiamo: "Si sono dovute riscontrare notevoli difficoltà di adempimento da parte di numerosi uffici. Talora sono del tutto mancate le dovute comunicazioni e il Consiglio ha dovuto prendere conoscenza attraverso la stampa di procedimenti riguardanti magistrati, addirittura già pervenuti alla conclusione dell'indagine preliminare".

Ancora: "Quasi mai gli uffici del pm provvedono a un'informativa sui fatti ai quali il procedimento si riferisce, né trasmettono di loro iniziativa gli atti conclusivi, né i provvedimenti di misura cautelare a carico di magistrati. Quasi sempre gli uffici trasmettono elenchi cumulativi di procedimenti privi d'indicazioni utili".

L'ultimo affondo, scritto sì 24 anni fa e però rilanciato dal Csm di oggi alle Procure, è il più duro: "Accade anche che le comunicazioni al Consiglio non siano al contempo inoltrate ai titolari dell'azione disciplinare, con evidente pregiudizio per l'esigenza di pronta informazione del ministro di Grazia e giustizia e del procuratore generale presso la Cassazione".

Il riferimento a quest'ultima figura suona tra l'altro come l'ennesimo cortocircuito: Riccardo Fuzio, Pg della Cassazione fino a pochi giorni fa, ha lasciato l'incarico ed è stato poi iscritto al registro degli indagati per rivelazione di segreto d'ufficio, con l'ipotesi che lui stesso avesse informato Palamara dei procedimenti a suo carico.

 

 

 

 

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