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Mancano norme per regolare la detenzione dei migranti PDF Stampa
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recensione di Damiano Aliprandi

 

Il Dubbio, 13 luglio 2019

 

Presentato a Torino "Norme e normalità", il volume del Garante nazionale sui Cpr. "Sono Bruno Mellano, garante dei detenuti della regione Piemonte, diciamo in un linguaggio più semplificato, ma anche più sbagliato perché non ci occupiamo esattamente solo dei diritti delle persone ristrette in carcere". Così il garante regionale ha aperto il convengo di mercoledì scorso organizzato per presentare il volume del Garante nazionale "Norme e normalità", dedicato alle persone migranti ristrette in strutture di tipo non penale.

"Un tema - ha spiegato Mellano - quanto mai attuale, delicato e soprattutto complicato". Tema sempre più predominante, visto che il convegno è stato organizzato proprio all'indomani della morte ancora da accertare del migrante originario del Bangladesh, Sahid Mnazi, recluso nel centro di permanenza e rimpatrio (Cpr) di corso Brunelleschi, a Torino.

Gli ha fatto eco Massimiliano Bagaglini, il responsabile dell'unità migranti del garante nazionale, che illustrando il volume, ha ricordato che "negli ultimi due mesi abbiamo registrato una rivolta nel Cpr di Ponte Galeria, un decesso a quello di Torino le cui cause ancora devono essere accertate e un suicidio al Cpr di Brindisi".

Bagaglini ha sottolineato come sostanzialmente le principali criticità dei centri sono "le condizioni materiali e igieniche che mediamente sono al di sotto degli standard di accettabilità e, a differenza del sistema penitenziario, non esiste una registrazione degli eventi critici". L'altra problematica riscontrata, ha spiegato sempre Bagaglini, è "la scarsa permeabilità tra l'esterno e l'interno delle strutture, dove sostanzialmente possono entrate pochissime organizzazioni non governative o di volontariato".

È intervenuta anche Emilia Rossi, membro del collegio nazionale del Garante, sottolineando che il Garante nazionale delle persone private della libertà fonda la propria competenza e i propri poteri non soltanto nella legge nazionale istitutiva del 2013, ma sulle fonti normative sovranazionali, prima di tutte il protocollo convenzionale contro la tortura.

"Ed è quella la prima fonte - ha spiegato Emilia Rossi - che dà al Garante l'obbligo e il potere di intervento su tutti i luoghi di privazione della libertà di diritto o di fatto, sia se si tratti di una privazione della libertà in campo penale, sia se si tratti di una privazione al confine tra il penale e la salute come le Rems, oppure la detenzione amministrativa dei migranti come i Cpr e anche coloro che sono ospitati presso strutture sanitarie come i pronto soccorso psichiatrici".

Emilia Rossi del collegio del Garante ha ricordato che il volume "Norme e normalità" dedicato alle persone migranti nasce "dall'osservazione diretta delle strutture e delle situazioni che nei tre anni di attività il Garante nazionale ha svolto".

In relazione ad ognuna delle situazioni critiche che il Garante nazionale ha osservato, hanno così formulato delle raccomandazioni rispetto a profili di criticità. "Le raccomandazioni - ha precisato sempre Emilia Rossi - sono dei suggerimenti che intanto sono operativi perché condivisi con gli interlocutori istituzionali e la società civile".

Un volume che ha come scopo il delineare delle linee guida, degli standard, entro le quali dovrebbe essere orientata la detenzione amministrativa. "Gli standard - ha aggiunto Emilia Rossi - sono importanti anche per il valore culturale, perché trasmettono principi tutti guardati sotto la lente del rispetto dei diritti umani".

Sono interventi anche Laura Scomparin, ordinaria di Diritto processuale penale alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Torino e Guido Savio, dell'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (Asgi). Entrambi hanno evidenziato l'assenza di una norma giuridica che regoli la detenzione dei migranti. Tutto funziona attraverso circolari amministrative, senza considerare la legge primaria e imposta dalla nostra carta costituzionale.

 

 

 

 

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