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Migranti. Naufragio al largo della Tunisia, almeno 70 vittime PDF Stampa
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Avvenire, 13 luglio 2019

 

Potrebbe rivelarsi una delle tragedie peggiori del Mediterraneo: il bilancio delle vittime è salito nelle ultime ore a 72 annegati. Tra i corpi ritrovati quello di una donna incinta e di un bambino.

Potrebbe rivelarsi una delle tragedie peggiori del Mediterraneo: il bilancio delle vittime è salito nelle ultime ore a circa 72 morti annegati, dopo che oggi - a dieci giorni dal naufragio - il mare ha riconsegnato altri 38 corpi alle spiagge tunisine. Mentre agli altri cadaveri erano stati ritrovati già nei giorni scorsi.

Le tre persone che sono sopravvissute al naufragio hanno raccontato di essere state a bordo con almeno altre 86 persone migranti su un gommone poi affondato. "Hanno detto che la loro barca non era lontana dalla città di Zarzis quando si è capovolta" ha riferito Mongi Slim, un funzionario della Mezzaluna Rossa. "Mentre dei quattro superstiti, un ivoriano, è morto in ospedale", ha aggiunto a InfoMigrants il pescatore tunisino e volontario della Croce Rossa Chamesddine Marzoug. È stato lui - il pescatore di migranti che da anni dà sepoltura ai corpi restituiti dal mare nel cimitero degli sconosciuti a Zarzis - a fornire le prime notizie della tragedia in mare avvenuta presumibilmente lo scorso 2 luglio. I primissimi corpi erano stati rinvenuti sulla costa dell'isola di Djerba, nel sud della Tunisia; mentre alcune altre decine di cadaveri erano stati recuperati dalla Guardia costiera tunisina direttamente in mare. Il corpo di un'altra donna è stato trovato poi nella spiaggia del porto di Zarzis, esattamente dove oggi sono stati ritrovati una quarantina di altri corpi, tra cui anche quello di una donna incinta e di un bambino.

La Mezzaluna Rossa ha aggiornato il bilancio delle vittime ipotizzando che altri cadaveri possano ancora essere restituiti dal mare. Al momento risultano disperse in mare ancora 23 persone.

Inoltre secondo le prime ricostruzioni il barcone era partito da Zuwara, a ovest di Tripoli, in Libia, ed era diretto in Italia.

L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e l'Organizzazione internazionale per le migrazioni "chiedono che i 5.600 rifugiati e migranti attualmente detenuti nei diversi centri della Libia siano rilasciati in modo coordinato e che ne sia garantita la protezione, oppure che siano evacuati verso altri Paesi dai quali sarà necessario reinsediarli con procedura accelerata": lo affermano oggi le due organizzazioni in un comunicato congiunto. "A tale proposito, è necessario che i Paesi acconsentano a un numero maggiore di evacuazioni e mettano a disposizione posti per il reinsediamento - prosegue la nota. Inoltre, ai migranti che desiderano fare ritorno nei propri Paesi di origine dovrebbero essere garantite le condizioni per poter continuare a farlo. Risorse supplementari sono parimenti necessarie". L'Acnur e l'Oim sottolineano che "la detenzione di quanti sono fatti sbarcare in Libia dopo essere stati soccorsi in mare deve terminare. Esistono alternative pratiche: dovrebbe essere consentito loro di vivere nelle comunità locali o in centri di accoglienza aperti e si dovrebbero stabilire le relative modalità di registrazione".

 

 

 

 

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