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Cannabis light "vietata"? Regna il caos PDF Stampa
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di Claudio Rinaldi

 

Corriere della Sera, 13 luglio 2019

 

Secondo sentenza la vendita del prodotto è proibita, ma molti negozi hanno riaperto. "Finché qualcuno non ci obbliga a chiudere, resteremo aperti e continueremo a vendere i nostri prodotti. Non facciamo nulla di male".

Quaranta giorni dopo la pronuncia delle sezioni unite della Cassazione che sembrava chiudere definitivamente la saracinesca dei negozi di canapa light, vengono pubblicate le motivazioni della sentenza, ma gli store nella Capitale restano aperti. Il dispositivo del 30 maggio da un lato vietava la vendita di alcuni prodotti derivati dalla cannabis Sativa: foglie, inflorescenze, olio e resine.

Dall'altro lasciava campo libero agli articoli in concreto privi di "efficacia drogante", senza però definirne i parametri. Non veniva infatti indicato il limite di Thc ammesso. Una soglia che proprio la Cassazione, in una sentenza di febbraio, aveva individuato allo 0,6%. Si pensava dunque che le motivazioni potessero svelare l'arcano e invece così non è. I proprietari dei negozi vanno avanti come se nulla fosse, ma i dubbi restano.

"Non sembra ci sia alcun divieto, questa decisione aggiunge solo confusione", afferma Lorenzo Felli, dipendente dell'Erba Voglio, store nel rione Monti che aveva chiuso dopo l'uscita del dispositivo per poi riaprire dopo pochi giorni. "Per paura all'inizio avevamo preso questa decisione ma poi, confrontandoci con i nostri legali, abbiamo capito che per adesso non cambia assolutamente nulla".

Il negozio dunque oggi è regolarmente aperto, tra l'altro - dice Felli - "abbiamo le stesse preoccupazioni di un anno e mezzo fa, di fatto non ci sono state evoluzioni rispetto a quando abbiamo deciso di intraprendere questa attività".

Le motivazioni della sentenza infatti confermano l'illiceità di alcuni prodotti indipendentemente dal contenuto di Thc, stabilendo dunque che anche articoli con un principio attivo inferiore allo 0,6% possono avere "efficacia drogante". Ma ricordano che "l'offensività delle singole condotte" potrà essere sanzionata solo dopo "puntuale verifica".

Tradotto: la sentenza non decreta la fine dei negozi di cannabis light, almeno non nell'immediato, e lascia alla discrezionalità del magistrato, caso per caso, la valutazione "sull'efficacia drogante" della merce. Con che criteri sarà stabilità? Mistero. "Questo vuol dire che dovranno sequestrare tutti i prodotti?", si chiede Fabrizio del Cannabis Shop di San Lorenzo, anch'esso prima chiuso e poi riaperto.

"L'unica cosa che può fare chiarezza è un intervento legislativo ma, al di là degli slogan, non sembra faccia comodo a qualcuno". "La nostra è una battaglia culturale", spiega Andrea Batticani, trentenne che, con il fratello Enrico, ha aperto due negozi e altri quattro in franchising. "Prima o poi la cannabis diventerà legale anche in Italia, è un processo inevitabile. Ne sono convinto".

I fratelli Batticani sono i promotori, con la collaborazione della Luiss, di un incubatore per start up che vogliano investire nel settore. "E un mercato in crescita. Se dovessero procedere con sequestri o con altre azioni di repressione, scenderemo in piazza a manifestare tutto il nostro dissenso".

 

 

 

 

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