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Penalisti e Ocf: sul patteggiamento il Ddl tace. Anm: no alla stretta sui pm PDF Stampa
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di Errico Novi

 

Il Dubbio, 12 luglio 2019

 

Ci sono due espressioni chiave. Entrambe contenute nel comunicato diffuso, dopo il summit sulla riforma penale, dall'Organismo congressuale forense. La prima è "concertazione" : sia l'organismo politico degli avvocati sia le altre componenti intervenute mercoledì al "tavolo" con Bonafede riconoscono come positivo il "metodo del confronto" adottato dal guardasigilli. La seconda formula rivelatrice della nota di Ocf corrisponde, invece, agli obiettivi richiamati all'articolo 13 della legge delega illustrata dal ministro: "Semplificazione, speditezza e razionalizzazione". Ecco: sulla funzionalità delle norme rispetto a tali esiti, arrivano varie obiezioni. Ma più che dal Cnf, dall'Aiga e dall'Ocf, nella cui valutazione pure non manca la richiesta di "adeguate modifiche" del testo "in sede di decretazione", sono Unione Camere penali e Anm a esprimere le maggiori riserve. Nel primo caso, innanzitutto per la "rinuncia" all'estensione del patteggiamento, nel secondo per le "sanzioni" a carico dei pm tardivi nel chiudere l'inchiesta.

I penalisti partono da un pregio del ddl: quello di "non avventurarsi su strade impervie di rivisitazione di istituti di garanzia". Ciò detto, l'associazione presieduta da Gian Domenico Caiazza ricorda che "da un lato si accolgono le indicazioni per potenziare il ricorso all'abbreviato condizionato, positivamente modificando i parametri per l'ammissione delle prove", ma "dall'altro inspiegabilmente si è rinunciato a qualsiasi intervento di estensione degli istituti per l'applicazione della pena concordata", il patteggiamento appunto. E questo, prosegue la nota dell'Ucpi, "toglie qualità all'intervento".

L'origine del "compromesso" non è taciuta: è nella "avversione di una componente della maggioranza alle riduzioni premiali di pena". È la Lega, infatti, ad aver chiesto di eliminare il loro allargamento. Un versante sul quale per ora risulta esclusa anche una proposta, rilanciata all'incontro di mercoledì, da coordinatore e tesoriere di Ocf, Giovanni Malinconico e Alessandro Vaccaro: modificare le norme sul patteggiamento "onde consentire al giudice di applicare la misura alternativa" prevista dall'ordinamento penitenziario, "con evidente diminuzione delle impugnazioni e dei procedimenti a carico del Tribunale di Sorveglianza", ricorda l'Organismo.

Le Camere penali segnalano a loro volta altre due "note dolenti". Da una parte, la scelta di "rimettere al Csm, in via originaria" la fissazione delle priorità nell'esercizio dell'azione penale, che oltretutto, fa notare l'Ucpi "è di segno opposto" a quanto previsto dal ddl sulla separazione delle carriere. Dall'altra parte si ricorda che "non vi può essere correlazione" tra la riforma penale e la "nuova" prescrizione, "contro la quale deve continuare la battaglia", promettono i penalisti.

Obiezioni di segno diverso da parte dell'Anm. Che riconosce, sì, come "quello del tavolo tecnico" sia stato "un percorso innovativo e virtuoso nel metodo del confronto". Ma poi manifesta "netta contrarietà in relazione alla nuova disciplina della durata delle indagini che, senza tenere adeguatamente conto delle ragioni strutturali del carico di procedimenti e, al contempo, della notevole complessità delle attività investigative, prevede una generalizzata sanzione consistente nel disvelamento degli atti e prospetta sanzioni disciplinari per i magistrati". La "discovery" in caso di chiusura tardiva dell'inchiesta e il possibile illecito contestabile al pm "negligente" sarebbero, secondo l'Anm, destinati a "non incidere sui tempi delle indagini" e a "vanificare il contrasto ai reati", da quelli di "criminalità organizzata e terrorismo" fino alla corruzione. Perciò l'associazione presieduta da Luca Poniz arriva a parlare di "ennesima norma-manifesto che individua senza adeguata analisi un problema e costruisce su un'incompleta valutazione una apparente soluzione".

 

 

 

 

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