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Bergamo: il Sindaco Gori si affianca alla protesta della Camera penale PDF Stampa
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di Gaetano Costa

 

Italia Oggi, 12 luglio 2019

 

Gli avvocati si sono astenuti dalle udienze per la mancata riforma carceraria. Il carcere come un quartiere. "La casa circondariale è un pezzo della città. E noi così la consideriamo". Il sindaco Pd di Bergamo, Giorgio Gori, affianca la protesta della Camera penale, con gli avvocati che lo scorso martedì si sono astenuti dalle udienze per denunciare la scelta del governo di abbandonare il progetto di riforma dell'ordinamento penitenziario.

Le celle del carcere di Bergamo, in via Gleno, ospitano tra i 530 e i 550 detenuti per 321 posti. Nell'intera provincia, invece, le persone che stanno scontando condanne attraverso misure alternative sono 1.800. Gori, accanto ai legali, ha ricordato la collaborazione con la casa circondariale e con le associazioni che si occupano dei detenuti.

Il sindaco, inoltre, ha annunciato di aver ricevuto un finanziamento di 212 mila euro per due bandi dedicati ai progetti per detenuti, anche minorenni. È stato il referente della commissione Carcere, l'avvocato Carlo Cofini, a definire la casa di detenzione di via Gleno "un quartiere, se consideriamo che 240 detenuti sono residenti nella Bergamasca, tutte persone che un domani torneranno sul territorio". La protesta dei legali penalisti ha riguardato varie città sul territorio italiano. Con Bergamo e Gori in prima fila per denunciare il sovraffollamento delle carceri.

I dati, a livello nazionale, registrano un affollamento intorno al 130%, un solo medico di base ogni 350 detenuti e piante organiche insufficienti sia a livello di assistenti sociali, sia di educatori. "I tassi di recidiva da parte dei soggetti che possono entrare nelle misure alternative sono nettamente più bassi rispetto a chi resta chiuso in carcere", ha sottolineato Cofini.

"A Bergamo, sino a poco tempo fa, c'erano 240 persone con pena residua inferiore ai tre anni, che quindi potevano sfruttare le misure alternative. Sarebbe stato fondamentale per loro, per reinserirsi nella società, e per il carcere stesso, che ha bisogno di abbassare il numero dei detenuti al suo interno". "Abbiamo un governo che ha deciso di abbandonare una riforma dell'ordinamento penitenziario che era stata elaborata all'esito di un lungo lavoro e che ora torna a una visione carcerocentrica della pena e del trattamento sanzionatorio", ha detto al Corriere di Bergamo il presidente della Camera penale della città lombarda, Riccardo Tropea.

"Il nostro", ha aggiunto, "vuole essere un grido d'allarme. I provvedimenti legislativi dimostrano che si vuole puntare tutto sulla pena carceraria abbandonando le misure alternative che, statistiche alla mano, si dimostrano essere il più grande sistema per far abbassare il rischio della recidiva.

Alla privazione della libertà si aggiunge una compromissione dei diritti fondamentali, che porta a una maggiore afflittività della pena, che è ingiusta e anti costituzionale". Il vicepresidente della Camera penale di Bergamo, Marialaura Andreucci, ha ricordato le iniziative intraprese dall'organo giuridico locale. "Su tutti, ci tengo a sottolineare il tavolo di lavoro che da tre anni portiamo avanti insieme con enti, istituzioni, terzo settore e volontariato per parlare di problematiche legate al carcere e per cercare soluzioni per i detenuti".

 

 

 

 

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