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Trento: il Sottosegretario Morrone rassicura "il carcere avrà più agenti" PDF Stampa
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di Donatello Baldo

 

Corriere del Trentino, 11 luglio 2019

 

Scandurra (Antigone): "A Spini un eccesso di automazione che toglie umanità". Nuovi agenti di Polizia penitenziaria in arrivo per il carcere di Trento. Lo annuncia Jacopo Morrone, sottosegretario alla Giustizia nel governo Conte, a fronte delle preoccupazioni di Maurizio Fugatti circa la carenza di personale nella casa circondariale di Trento.

"Fra le nuove forze - assicura - saranno previsti certamente agenti per la casa circondariale di Trento". Ma per Alessio Scandurra, responsabile nazionale dell'Osservatorio detenzione dell'associazione Antigone "la priorità è la mancanza di educatori: esiste un eccesso di automazione che toglie umanità".

La "situazione esplosiva" del carcere di Spini di Gardolo, così definita dal governatore Maurizio Fugatti, non deriva dal sovraffollamento o dalla carenza di personale della Polizia penitenziaria. Ne è convinto Alessio Scandurra, responsabile nazionale dell'Osservatorio Detenzione dell'associazione Antigone, che bolla come "scemenza" la ricetta di aumentare gli agenti per risolvere i problemi della Casa circondariale del capoluogo: "Ogni volta che succede qualcosa si alza la voce dei sindacati di polizia che invocano un aumento degli organici. Ma in Italia abbiamo un rapporto detenuto-agente tra i più alti del mondo, sicuramente il più alto d'Europa".

"La media delle ultime rilevazioni è di un agente ogni 1,9 detenuti, in Trentino siamo a 1,7, meglio che altrove. È pur vero che gli agenti di polizia penitenziaria devono occuparsi anche di mansioni non pertinenti - osserva Scandurra - perché fanno un po' di tutto, persino i magazzinieri e i baristi all'interno degli istituti. Ma la soluzione non è certo un aumento degli organici, piuttosto una riorganizzazione. Magazzinieri e baristi costerebbero meno allo Stato se non fossero agenti penitenziari".

Semmai, come sottolinea anche la Garante dei detenuti Antonia Menghini, i problemi di organico sono nell'area educativa, dove si riscontra "la situazione più critica". Nella relazione annuale presentata negli scorsi giorni, si evidenzia che "la pianta organica, predisposta sulla base delle originarie 240 presenze, prevedrebbe 6 funzionari, più una figura di supporto. Attualmente, e praticamente da sempre, a causa di assenze o distacchi, gli operatori presenti sono 3. Il rapporto tra numero di educatori e numero di detenuti appare dunque largamente deficitario".

Non sono però soltanto i numeri che fanno la qualità della detenzione: "Ci sono realtà con sovraffollamento importante che riescono a mettere in campo azioni positive - osserva Scandurrra - anche se non c'è dubbio che numeri adeguati alla dimensione degli spazi sia da tenere in altissima considerazione".

Ma, come detto, non è il caso di Trento: "Le criticità di Spini sono da ricercare altrove", anche in un cambio di atteggiamento dell'amministrazione penitenziaria: "È così ovunque - osserva Scandurra - in molte realtà sta aumentando la tensione in conseguenza all'aumento della rigidità imposta alla detenzione: stanno prevalendo le posizioni retrograde, che ci sono sempre state ma che grazie al nuovo corso politico si sentono legittimate".

Oltre il quadro nazionale "sempre più ostile", c'è il quadro locale da tenere in considerazione: "La struttura di Spini è di nuova generazione, l'impressione che abbiamo raccolto nelle visite effettuate all'interno dell'istituto non è stata positiva. Tutt'altro - puntualizza l'esponente di Antigone - perché a fronte a un livello elevato di automazione, con citofono e interfono per comunicare con i detenuti, il risultato è quello di una solitudine palpabile, di una distanza di umanità evidente".

La comunicazione interna, la possibilità di interazione, svolgono un ruolo fondamentale durante la detenzione: "La persona detenuta ha un sacco di problemi, ha difficoltà a relazionarsi con l'esterno, anche attraverso i canali burocratici ufficiali. Cerca informazioni, cerca risposta alle mille domande sulla sua situazione, sui problemi di salute. La vicinanza è importane, anche psicologicamente, quindi se questa distanza aumenta, con le persone che si sentono sole e isolate, di conseguenza aumenta la tensione", e non sarà l'interfono di ultima generazione a colmare il senso di solitudine e isolamento.

A Trento, nella Casa Circondariale di Spini di Gardolo, che dal 2011 è nella nuova sede alla periferia della città, la percentuale di stranieri detenuti è tra le più alte d'Italia: "Questo è un problema che si deve gestire - afferma Scandurra - anche attraverso la possibilità di misure alternative alla detenzione".

Ma un problema minore rispetto alla mancanza di continuità nella gestione interna della struttura: "Il carcere è una struttura amministrativa complessa - ricorda Alessio Scandurra - e se i direttori sono a scavalco con altri istituti, spesso sostituiti o trasferiti, le criticità aumentano a causa di un'incapacità organizzativa e gestionale".

La semplice "ricetta" di aumentare gli organici di polizia penitenziaria si rivela un pannicello caldo, un intervento, da solo, inadeguato e palliativo: "In un istituto di detenzione i problemi sono molti, diversi per ogni realtà. Le risposte, di conseguenza, devono essere puntuali e diversificate".

 

 

 

 

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