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Roma: a Rebibbia si diventa dottori grazie agli avvocati tutor PDF Stampa
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di Damiano Aliprandi

 

Il Dubbio, 11 luglio 2019

 

Il progetto "Conoscenza è libertà" del Coa di Roma e della scuola forense Vittorio Emanuele Orlando. L'università e il carcere potrebbero apparire due istituzioni lontane tra loro. Ma se l'evoluzione del sistema penitenziario passa attraverso una serie di riforme storiche, da istituto di mero e provvisorio contenimento a luogo dove vengono progressivamente introdotte misure di trattamento finalizzate alla risocializzazione e al reinserimento del reo, ecco che questi due mondi appaiono invece non solo vicini, ma in collaborazione tra di loro.

Non è un caso che tra i 18 tavoli tematici dei passati Stati Generali dell'esecuzione penale, che hanno affrontato una serie di questioni, dal lavoro agli spazi all'affettività, il Tavolo 9 si era misurato con il tema dell'istruzione e della formazione universitaria, evidenziando in particolare il ruolo che la cultura riveste rispetto al "tempo" in carcere, per tramutarlo in strumento utile all'acquisizione di elementi positivi per la propria soggettività e per un reale percorso di reinserimento sociale. In tale processo l'avvocatura è scesa da tempo in campo. Abbiamo l'esempio del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma, in prima fila per questo impegno sociale. Sono 37 i detenuti che frequentano corsi universitari nel Carcere di Rebibbia.

Di questi, 10 sono studenti iscritti alle facoltà di giurisprudenza dei tre poli universitari romani, 10 alle facoltà di scienze motorie, 12 a lettere, 5 a scienze politiche. Fra i laureati, uno in giurisprudenza, 3 in lettere e uno in sociologia, c'è anche un detenuto condannato all'ergastolo che ha vinto un dottorato di ricerca. Numeri importanti, questi, - evidenzia il comunicato stampa del consiglio dell'ordine degli avvocati di Roma - che danno sostanza al dettato costituzionale secondo cui "la pena tende alla rieducazione del condannato".

E se pure altri numeri, ad esempio quelli del sovraffollamento carcerario, a volte sembrano mettere in discussione questo nobile principio, esistono fortunate iniziative, come il progetto "Conoscenza è libertà" dell'Ordine degli Avvocati di Roma e della Scuola Forense Vittorio Emanuele Orlando, organizzato ovviamente in collaborazione con l'istituto di Rebibbia, che rincuorano gli osservatori.

Ad oggi, gli studenti seguiti dai volontari del progetto - docenti universitari e giovani avvocati - hanno già sostenuto numerosi esami della facoltà di giurisprudenza dell'Università La Sapienza: diritto pubblico, diritto costituzionale, diritto privato, diritto civile 1, diritto civile 2, diritto ecclesiastico, diritto canonico, diritto Ue, diritto internazionale pubblico, diritto romano, diritto commerciale.

Nei giorni scorsi in particolare, quattro detenuti hanno sostenuto gli esami di diritto civile alla presenza del Presidente del Coa Roma, Antonino Galletti: "Negli occhi di questi quattro eccezionali studenti detenuti ho letto la speranza di un futuro migliore - spiega Galletti. Da loro sono stato ringraziato calorosamente, mentre sono io che ringrazio loro per avere condiviso con me un'esperienza indimenticabile. L'intera avvocatura romana dovrebbe rendere omaggio a questa iniziativa per l'opera silenziosa di rilancio dell'immagine e della funzione sociale di noi tutti. Ricordando sempre che la cultura e la legalità sono l'ultimo baluardo a garanzia di chi non ha nulla, neppure la libertà".

Coordinatore del progetto per la Scuola Forense è l'avvocato Marina Binda che spiega come "si è iniziato un percorso formativo con i detenuti interessati, partendo dal primo anno di università e continuando anche negli anni successivi. Si è costituito un calendario di incontri per ogni mese, secondo il quale i tutors, a rotazione, si recano a Rebibbia per svolgere i corsi ed assistere i detenuti".

Commenta anche il direttore di Rebibbia, Rosella Santoro: "Il progetto si inserisce in un percorso di recupero del detenuto che vede nella cultura un elemento trainante ma che non viene da questa esaurito. Penso ai corsi di scrittura creativa, al reinserimento sociale dei detenuti nella cura del verde pubblico, a quello lavorativo con i corsi di sartoria o torrefazione. Altrettante iniziative che regalano una speranza a chi ha deciso di cambiare strada. C'è vita oltre le sbarre".

 

 

 

 

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