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Libia tra caos e intrighi PDF Stampa
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di Nello Scavo

 

Avvenire, 11 luglio 2019

 

Centinaia di migranti in fuga. Parigi ammette di aver passato bombe ad Haftar. Attacchi da server russi alle Ong: "Lo fanno per impedire le donazioni dei cittadini". Mentre in Libia non si fermano gli scontri e vi sono molte incertezze sui migranti sopravvissuti al massacro della prigione di Tajoura, arrivano nuove conferme del sostegno straniero alle fazioni armate. Un grande risiko giocato anche con armi informatiche: un "filo russo" lega i sovranisti italiani ai postcomunisti del nuovo potere moscovita. Al centro, ancora una volta la Libia e chi si occupa dei migranti.

A Tripoli la situazione resta caotica. Le autorità libiche martedì hanno permesso ai migranti rinchiusi nel centro di detenzione di Tajoura di lasciare la struttura, colpita una settimana fa da un raid aereo che ha ucciso 53 persone e ne ha ferite oltre 130.

L'Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati, in una nota diffusa da un portavoce, lo ha fatto sapere precisando che i 55 "profughi più vulnerabili, tra cui donne, bambini, famiglie e minori non accompagnati", sono stati destinati al centro di assistenza dell'Acnur in vista del trasferimento fuori dalla Libia. Tuttavia, si legge nella nota, le altre persone nel centro cui è stato proposto di uscire dalla struttura per ricevere aiuto e sostegno "hanno impedito il trasferimento" dei migranti vulnerabili: "Chiedevano che tutti a Tajoura fossero evacuati in un terzo Paese sicuro", e non solo i 55 indicati inizialmente. Molti migranti vengono segnalati in fuga tra i tuguri nei sobborghi della capitale, dove rischiano di venire deportati nelle prigioni dei trafficanti di uomini.

Le fazioni non si danno tregua e ieri il presidente del fragile governo riconosciuto, al-Sarraj, ha minacciato la definitiva chiusura dell'unico aeroporto funzionante, quello di Mitiga, periodicamente bersagliato dall'artiglieria del nemico giurato, il generale Haftar. Proprio in uno dei campi battuti dai miliziani vicini all'uomo forte della Cirenaica, erano stati rinvenuti ad aprile armamenti di produzione Usa ma adoperati dalle forze francesi.

Ieri Parigi ha ammesso che i quattro missili anti-carro del tipo "Javelin" trovati a Gharian, appartenevano alle sue forze, ma non ha voluto spiegare come siano finiti nelle mani degli uomini del generale. Un anno fa Haftar, gravemente ammalato, venne portato in Francia e curato in un ospedale militare fino al pieno ristabilimento. Circostanza che, insieme ai rapporti e agli interessi politici ed energetici, ha rafforzato il patto tra Parigi e il generale.

E a scappare, sempre più spesso, sono i libici. Come la famiglia di 12 persone arrivata ieri a Lampedusa sotto gli occhi della Guardia di finanza. Valigie ricolme di effetti personali, ricordi fotografici, perfino un'anguria. Sull'imbarcazione di 7 metri avevano sistemato di tutto. Gli investigatori stanno cercando di capire chi sia esattamente l'uomo arrivato con due mogli, una terza donna e gli otto figli. E se soprattutto il gruppo, a tutti gli effetti profughi di guerra, abbia notizie di altri connazionali prossimi alla fuga via mare.

Ma non c'è solo il fronte in mare. la battaglia politica viene combattuta con armi non convenzionali. Dalla foto segnaletica di Carola Rackete, scattata da un ignoto funzionario all'interno della caserma di Lampedusa ma fatta arrivare a un social network russo che l'ha poi messa in circolazione, fino ai sabotatori informatici che hanno preso d'assalto il sito di Mediterranea.

La piattaforma Mediterranea ha denunciato che il suo sito web "ha subito innumerevoli attacchi informatici in prevalenza da server russi, cinesi e indiani, allo scopo di impedire le donazioni". Ombre lontane che si allungano mentre in un "gruppo segreto" su Facebook, con circa 14mila iscritti e dedicato esclusivamente a militari della Guardia di finanza, decine di militari inneggiano alla violenza contro la "capitana", auspicando un bagno di sangue durante le operazioni di salvataggio dei migranti, e invocando un colpo di stato. Il Comando generale ha immediatamente informato "la Procura perché avvii un'indagine tempestiva". Gli autori degli "esecrabili commenti sono circa 80" e "una volta accertate le responsabilità, si procederà nei loro confronti con il massimo rigore".

 

 

 

 

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