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Taser, finita la sperimentazione ecco il bando, non tutti lo useranno PDF Stampa
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di Damiano Aliprandi

 

Il Dubbio, 27 giugno 2019

 

Nei prossimi mesi è prevista la gara d'appalto per la produzione delle pistole Taser, anche se il Viminale ha deciso di non chiamarle con il nome commerciale, ma "pistole a impulsi elettrici". Dovrebbero essere in ballo circa un migliaio di queste pistole, anche se la cifra ufficiale ancora deve essere definito nel capitolato di gara. Tutto questo, mentre nel frattempo, le principali città del nostro Paese hanno deciso di mettere al bando il loro utilizzo.

L'ultima in ordine cronologico è il comune di Milano. A fine mese scorso, il capoluogo lombardo ha votato l'ordine del giorno promosso da Antigone - associazione non governativa che si interessa della tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale - contro la dotazione della pistola elettrica al corpo di Polizia locale.

Una possibilità introdotta dal decreto Salvini su sicurezza e immigrazione per le città con oltre 100mila abitanti. Milano diventa così la terza città italiana, dopo Palermo e Torino, ad approvare un ordine del giorno in tal senso. Nella città lombarda questa proposta è stata raccolta dalla consigliera di "Milano Progressista" Anita Pirovano e condivisa dalla maggioranza e dal sindaco Beppe Sala. Nel dettaglio, il consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno in cui si chiedeva alla giunta di "non dotare il corpo di polizia locale della città di Milano di pistole con impulsi elettrici (taser)".

Il motivo? Secondo la forza politica di maggioranza, i taser sarebbero "particolarmente pericolosi, specie nei confronti dei soggetti più vulnerabili, e lesivi dei diritti fondamentali della persona". Sempre nel documento si legge che l'utilizzo della pistola elettrica "distrarrebbe la polizia locale dai compiti che le sono propri e senza l'assolvimento dei quali la vivibilità delle città risulterebbe fortemente compromessa".

Nel testo approvato a larga maggioranza viene stigmatizzato l'utilizzo del Taser, adottato dalla seconda parte del 2018 da carabinieri e polizia in via sperimentale. Secondo un'indagine di Amnesty International, riportata nel testo della mozione, "più di 400 persone sono morte negli Usa dopo essere state colpite da pistole taser". Alla fine i voti a favore sono stati 22 sui 27 presenti al momento della votazione. Contrari Lega e Forza Italia, mentre il Movimento 5 stelle si è astenuto.

La settimana scorsa, invece, è giunto a Roma Rick Smith, ceo e fondatore di Axon, l'azienda che produce il Taser, per rilanciare lo strumento. Ha presentato nella capitale il suo libro "The end of killing", sottotitolo: "Come le nuove tecnologie possono risolvere uno dei più vecchi problemi dell'umanità". Dice in sostanza che il Taser negli anni a venire potrebbe addirittura sostituire le armi tradizionali delle forze di polizia e riducendo quindi il rischio di morte. Una visione futurista molto ottimista, che però va a cozzare con i pareri degli organismi sovranazionali che si occupano dei diritti umani.

Ad esempio Amnesty International ha voluto avvertire che il rischio zero non esiste. L'organizzazione non governativa, ha sottolineato che pur riconoscendo che il Taser sia un'arma utile, più sicura di molte altre armi o tecniche utilizzate per bloccare individui pericolosi e aggressivi, in non pochi casi nei paesi in cui è già in uso risulta impiegata nei confronti di persone vulnerabili o che non rappresentano una minaccia seria e immediata per la vita o per la sicurezza degli altri.

Infatti negli Usa e in Canada, dove il Taser è utilizzato da quasi 20 anni, il numero delle morti direttamente o indirettamente correlate a quest'arma ha superato il migliaio. Nel 90 per cento dei casi, le vittime erano disarmate. Gli studi medici a disposizione sono, d'altronde, concordi nel ritenere che l'uso delle pistole Taser abbia avuto conseguenze mortali su soggetti con disturbi cardiaci o le cui funzioni, nel momento in cui erano stati colpiti, erano compromesse da alcool o droga o, ancora, che erano sotto sforzo, ad esempio al termine di una colluttazione o di una corsa.

Finite le sperimentazioni, iniziano le prospettive. Il Taser è stato sperimentato in Italia dal 5 settembre 2018 fino al 5 giugno scorso. È stato dato in dotazione alle forze di polizia di dodici città (Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze, Palermo, Catania, Padova, Caserta, Reggio Emilia, Brindisi, Genova) e utilizzato 60 volte: 46 dalla Polizia di Stato, 11 dall'Arma dei Carabinieri, tre dalla Guardia di Finanza.

In 47 casi gli interventi si sono risolti con la semplice estrazione dell'arma o con l'attivazione del "warning arc", la scarica di avvertimento, mentre nei restanti 13 il soggetto è stato colpito con i dardi. Al termine di questa fase sperimentale al Viminale è stato necessario intervenire con norme amministrative per legittimare poliziotti, carabinieri e finanzieri a proseguire con il Taser già ricevuto in via sperimentale, ora in dotazione.

Anche il Garante nazionale delle persone private della libertà, ricordiamo, ha espresso una sua raccomandazione sulla sperimentazione. Il Garante ha riconosciuto una cautela e scrupolosità nell'introduzione di questa arma, attraverso un'analisi tecnico giuridica del possibile impiego, l'adozione di linee guida e manuali tecnico- operativi, un periodo di formazione e successiva sperimentazione e, infine, il monitoraggio del suo utilizzo.

Tutto ciò, accanto al numero relativamente basso di Taser forniti, ha finora contribuito "a favorire una sua introduzione non traumatica". Ma nello stesso tempo, il Garante ha espresso preoccupazione per la possibile estensione dell'arma anche alle polizie locali, perché "si rischia di aprire la strada a un utilizzo molto esteso e capillare sul territorio che richiederà da parte delle istituzioni locali e nazionali, compreso il Garante, un attento monitoraggio che prevenga qualsiasi tipo di abuso".

Dal punto di vista della utilità dell'introduzione del Taser, solo se il suo impiego farà diminuire il ricorso alle armi da fuoco e al contempo garantirà la sicurezza di tutti gli attori coinvolti, si potrà dire che la sperimentazione avrà avuto esito positivo.

Come detto, la sperimentazione si è conclusa a giugno, e oltre alle felicitazioni espresse dal ministro Salvini - il quale farà di tutto per avviare al più presto il bando di gara -, anche il direttore del dipartimento Pubblica sicurezza, prefetto Franco Gabrielli, lo ha apprezzato spiegando che ha ritenuto buoni i risultati ottenuti "anche grazie all'intelligente utilizzo fatto dalla polizia".

L'utilizzo in pianta stabile del Taser prevede la modifica del decreto del presidente della Repubblica integrando il Taser nelle armi a disposizione delle forze dell'ordine e l'acquisizione di un numero significativo di strumenti. Per questo servirà una gara europea.

 

 

 

 

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