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Cedu, sì ai divieti di accesso alle acque territoriali se lo richiedano ragioni d'ordine e sicurezza PDF Stampa
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di Andrea Magagnoli

 

Il Sole 24 Ore, 27 giugno 2019

 

La Corte Europea dei Diritti dell' Uomo con una recente decisione ritiene ammissibile per i singoli Stati la facoltà di vietare l' accesso alle proprie acque territoriali ai natanti per ragioni di ordine pubblico e sicurezza. Il caso di specie trae la propria origine dal divieto impartito da parte del titolare del dicastero dell' Interno ad un natante, di fare ingresso nelle acque territoriali italiane per ragioni di ordine e sicurezza pubbliche. Circa la facoltà d impartire tali divieti il recente decreto legge n. 53/ 2019 meglio conosciuto come decreto sicurezza bis, sulla base della necessità di tutelare l' integrità territoriale di uno Stato da parte di ingressi di clandestini pericolosi per l' ordine e la sicurezza pubblica, prevede un espressa disposizione

L' articolo 1 del recente decreto legge prevede un potere per il ministero dell' Interno in qualità di organo preposto alla tutela dell' ordine pubblico, di emettere un provvedimento idoneo ad evitare l' ingresso o la sosta ai natanti, nel caso in cui essi costituiscano un pericolo per l' incolumità pubblica o la sicurezza.

Il caso della Sea Watch 3 - Il ministro Salvini ha emesso, ravvisando un pericolo per l' ordine pubblico, un provvedimento di divieto ad un imbarcazione che staccatasi dalle coste africane si accingeva a fare ingresso nelle acque territoriali italiane. Il natante, a bordo del quale si trovano numerosi soggetti di origine non comunitaria, a seguito dell'emissione del divieto, non può quindi terminare il proprio tragitto rimanendo in mare. Il capitano ed alcuni migranti sono riscorsi alla Corte europea dei diritti dell' uomo al fine di ottenere un provvedimento che consentisse loro di fare ingresso nelle acque territoriali italiane, tanto da potere presentare agli organi competenti una richiesta di protezione internazionale, che se accolta ne avrebbe permesso la permanenza lecita sul territorio italiano.

Peraltro, osservavano i ricorrenti come la permanenza dell' imbarcazione in mare, comportava, in ogni caso, una seria minaccia per chi vi si trovava a bordo ponendone a serio rischio l' incolumità e la vita stessa.

Inoltre il provvedimento di divieto era, ad avviso dei ricorrenti, stato emesso in violazione alla normativa internazionale, la quale in casi come questo salvaguardia i diritti dei singoli individui.

La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell' uomo (alla quale lo Stato italiano ha comunque aderito), osservavano sul punto i ricorrenti prevede due specifiche disposizioni applicabili ai casi come questo. Si tratta degli articoli 2 e 3 i quali prevedono la tutela della vita in ogni caso, ed il divieto di trattamenti disumani e degradanti.

Il provvedimento emesso dal ministro dell' Interno pertanto presenterebbe un palese contrasto con le predette disposizioni, concludono i ricorrenti, tanto da dovere essere dichiarato illegittimo da parte dei giudici della Corte Europea dei diritti dell'uomo e di conseguenza fatto decadere con la sua perdita d'efficacia.

La posizione della Cedu - Una tesi non accettata da i giudici europei, i quali con la sentenza emessa ritengono legittimo il provvedimento opposto. Secondo i magistrati europei infatti rientra nell' ambito dei poteri dei singoli Stati, la previsione qualora lo richiedono ragioni di ordine e sicurezza di una facoltà di vietare ai natanti di fare ingresso nelle acque territoriali.

Tale facoltà potrà venire esercitata da parte del Ministro competente per materia qualora se ravvisino i presupposti previsti dalla normativa.

Inoltre Strasburgo ricorda che il 21 giugno i ricorrenti avevano adito la Corte sulla base dell'articolo 39 del regolamento che consente alla Corte di indicare misure provvisorie a qualsiasi Stato sia parte della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Si tratta di misure di emergenza che, secondo la prassi costante della Corte, si applicano solo in caso di rischio imminente di danno irreparabile. La Corte allo stesso tempo "chiede alle autorità italiane di continuare a fornire tutta l'assistenza necessaria alle persone che si trovano a bordo della Sea Watch 3 in situazione di vulnerabilità a causa della loro età e delle loro condizioni di salute".

 

 

 

 

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