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Napoli: se il carcere non è una prigione, il corso di "Educazione ai sentimenti morali" PDF Stampa
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di Giuseppe Ferraro

 

La Repubblica, 27 giugno 2019

 

"Affettivamente le cose stanno così". Qui si usa così e sempre c'è qualcuno pronto a correggere: "Si dice effettivamente". Non è però un errore della parlata, le cose stanno affettivamente così come non sono effettivamente. Lo scarto è evidente. Questa città si regge sull'affettività che lasciata sola diventa colpevole. Lo scarto è tra il mondo orale e quello reale.

Su questo abbiamo tenuto quest'anno il corso di "Educazione ai sentimenti morali" in carcere, a Poggioreale, nella sezione "Alta sicurezza", con i "Giovani adulti", quelli di appena qualche anno in più della nuova generazione della "criminalità non organizzata".

È difficile essere veri in carcere. Impossibile. Il carcere è l'accademia del sospetto. Sincero non è nessuno. Il coraggio della fragilità è sotto vuoto, nell'intimità negata. In carcere si è guardati, ma non ci si riguarda. In carcere non ci sono specchi. Non ti rifletti. Ti devi far vedere. Importi.

Stare chiuso là dentro non serve a niente. Il carcere produce carcerati. La pena deve valere la pena, se non vale la pena, diventa una punizione inutile. La pena deve essere un diritto, quella di riguardarsi. Eppure sentimenti affettivi ci sono, danno valori.

Quando si parla di genitori, di figli, di amore le parole sono le stesse di chiunque ha figli, ama e ripensa ai genitori. L'effettivamente però non corrisponde a tutto questo. È come avere un'interiorità estranea, priva del sogno. Affettivamente le cose stanno così. Il desiderio scompare appena esci di casa e prendi le scorciatoie della vita tra i vicoli di strade e di estranei. Quest'anno a Poggioreale è stato un corso speciale.

Protagonisti loro, quelli che "Gomorra", la sanno da dentro come non è sullo schermo. E dietro quello schermo bisogna andare per uscirne. Quel giorno quando sono arrivato mi hanno chiesto subito notizie su Noemi e se fossi andato anch'io a trovarla in ospedale. Ho chiesto a mia volta perché le "stese" e perché si spara fino a colpire una bambina e uccidere un uomo davanti al nipotino. La risposta è stata: "Tracchiole, cotena e ossa".

Sul momento non ho capito. Ripeti: "Si spartiscono il resto di niente", non ci sta più quella "ricchezza", nemmeno ci sono più quelli che comandano e danno mandato e organizzazione. C'è rimasto "tracchiole, cotena e ossa".

A rifletterci sono gli ingredienti dl ragù. Ma è senza sapore, rancido. Ci si spartisce il poco e il niente. Il mercato della droga si è frammentato e ci sono ormai tanti piccoli clan, e poi ci sono i ragazzi che vogliono i capi firmati e le ragazze pronte da portare. Le "stese" sono le prove di scambio delle proprie paure. Servono anche come distrazione di fatti. Si può andare avanti con l'analisi di esperti in materia di camorra e arrivare al ritornello della legalità.

Il fatto è che in questo paese la legalità non tutti se la possono permettere e, diciamolo pure, tra la legalità e la moralità si apre lo stesso scarto che è tra affettività ed effettività. Assai spesso chi è legale è immorale e chi è morale è illegale. Bisogna tenerle insieme legalità e moralità così come l'affettivamente e l'effettivamente. Diversamente c'è solo la disperazione. Questi mesi a Poggioreale con gli AS1 (detenuti ad alta sicurezza) non saranno stati indifferenti.

L'ultimo incontro è stato speciale. Qui dove la porta dell'inferno è sempre aperta, si va in affanno a prodigarsi in iniziative eccezionali. Conosco tutte le carceri del paese, qui a Poggioreale si sentono le urla, si sente la folla, la disperazione, il dolore, l'odore. Anche nelle giornate di pioggia in inverno il cielo si apre a tratti per un raggio di sole. Così tra corridoi stretti e cupi di cancelli in cancelli si arriva su uno spazio murato e aperto. Non è un ossimoro.

Ci sono i muri e il cielo. Ci sono i tavoli come nei parchi, c'è l'altalena. È l'Aria Verde. L'ultimo incontro l'abbiamo tenuto qui. Con i familiari, con i bambini, con le donne, mogli, compagne, figlie, sorelle. Vorrei tanto tenere un corso così insieme con le famiglie, perché in carcere ci sono anche loro. Ed ecco questo giorno straordinario è arrivato grazie alla Direzione. Siamo stati nell'Area Verde, con i tavoli, le altalene. Siamo stati affettivamente.

In quell'area un insieme di corpi, grappoli umani, avvinghiati in una sola figura disegnata da intrecci di braccia. A vederli così, si capisce ancora meglio che nessuno è libero da solo, la libertà è fatta di legami. La libertà per ognuno si misura dalla qualità dei propri legami, ci sono quelli che soffocano e quelli che liberano il respiro. Anche la libertà di un paese si misura dalla qualità dei propri legami sociali. La legalità è fatta di legami, se si presenta solo in divisa, divide, lasciando aperto lo scarto tra legale e morale, tra effettivo e affettivo.

In carcere, qui a Poggioreale, le iniziative promosse dalla direzione con Maria Luisa Palma e dall'Area educativa con Ercole Formisano sono davvero tante. Restano nascoste, recluse anch'esse. Si naviga su gommoni di sentimenti morali in un mare esagitato, senza approdi visibili da fuori. Oggi è stato un giorno speciale. Non possiamo filmarlo e fotografarlo, lo teniamo dentro. Non sarà stato indifferente, per una volta il carcere non è stato una prigione e la pena è stata il diritto a riguardarsi e riprendere effettivamente la propria affettività.

 

 

 

 

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