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Migranti. Le domande oltre Lampedusa PDF Stampa
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di Francesco Bei

 

La Stampa, 27 giugno 2019

 

Una ragazza coraggiosa che da sola sfida uno Stato e "disobbedisce" alla legge in nome di un imperativo morale superiore: salvaguardare la vita di chi ha raccolto dal mare. Chiunque abbia un cuore non ci mette molto a capire da che parte stare tra la capitana Carola Reckete della Sea Watch e il ministro dell'Interno che sbeffeggia una donna che prova da due settimane a far sbarcare in un porto sicuro i suoi naufraghi.

È dai tempi di Antigone e Creonte che ci dividiamo tra chi pensa che si debbano rispettare le leggi morali superiori che ci definiscono come essere umani e chi invece ritiene più importanti i codici. Siamo ancora lì. E davvero, di fronte alla sofferenza di tanta gente, benché con la pelle di un colore diverso dal nostro, appaiono fuori luogo le sparate di Salvini, la sproporzione di un apparato di sicurezza mobilitato contro 42 immigrati mentre ogni giorno su quella stessa isola sbarca chiunque (basta sentire le sagge parole del sindaco di Lampedusa), il capovolgimento dei fatti, i sospetti sul "chi la paga", il considerare scafisti dei ragazzi che offrono loro stessi, le loro vite, il loro tempo, per aiutare i più deboli e si battono per gli ideali in cui credono.

Detto tutto questo, dato a Salvini il suo, è chiaro però che non si può considerare il caso Sea Watch come un unicum e ripartire ogni volta da zero. Il capo della Lega ha trovato un filone elettorale redditizio e lo sfrutta al meglio, ma tolto Salvini resta la grande questione. Una questione gigantesca: l'Italia ha diritto oppure no a controllare chi entra nei suoi confini?

Tutti i cuori intrepidi che giustamente palpitano oggi in sincro con l'equipaggio della Sea Watch, tutti i parlamentari che in queste ore affollano la banchina di Lampedusa, sanno dare una risposta a questa semplice domanda? Esiste al mondo uno Stato che fa entrare chi vuole? Non parliamo di naufraghi, attenzione. Chi affonda in mare va salvato e punto. Ma nel 2016 e nel 2017 le Ong "soccorsero" al limite delle acque libiche e trasportarono in Italia rispettivamente 46.796 e 46.601 immigrati.

Con questi numeri, che traggo dal rapporto del comando generale della Guardia costiera, parlare di naufraghi è ipocrisia: legittimamente, dal loro punto di vista, le Ong avevano aperto un canale di ingresso che prescindeva dalle leggi italiane sui visti. Nel 2017 le nazionalità di arrivo erano le seguenti: Nigeria, Guinea, Costa D'Avorio, Bangladesh e Mali. Si tratta, nella stragrande maggioranza, di immigrati economici.

La capitana Rackete, Mediterranea, la Sea Watch e coloro che si sforzano di fare entrare nella "Fortezza Europa" tutti quelli che lo desiderano, teorizzano il No Border, una politica di accoglienza che costruisca un ponte aperto tra il nostro Continente e l'Africa. Ma alle ultime elezioni Europee i tre partiti che sposavano apertamente queste tesi (ci perdonino gli interessati, ma le semplificazioni sono necessarie), ovvero +Europa, Verdi e Sinistra, complessivamente hanno preso l'8,2 per cento. Segno che oltre il 90 per cento dell'elettorato italiano - a prescindere da destra, sinistra e centro - ritiene invece che uno Stato, per dirsi tale, non può far entrare uno straniero solo perché in stato di bisogno.

Non è un problema facile da risolvere, l'immigrazione. L'Unhcr ieri ha fornito a Bruxelles qualche indicazione utile. Quando i migranti arrivano in Libia, è troppo tardi, non c'è più niente da fare per fermarli. Bisogna agire prima, nei paesi di transito e di partenza. Scoraggiare le partenze con progetti mirati. Prevedere un modo legale per arrivare in Europa, perché è giusto, perché conviene a loro ma anche a noi. E infine, perché uno Stato serio fa anche questo, rimpatriare chi è arrivato qui e non ne aveva diritto.

Ovvero due cose che Salvini e il governo Conte non stanno facendo. Il ministro dell'Interno inizi a presidiare Bruxelles per cambiare il trattato di Dublino e convincere l'Europa a negoziare trattati di rimpatrio Ue-Africa. Prendersela con la "sbruffoncella" della Sea Watch è certamente più facile, abbia il coraggio di affrontare i suoi pari.

PS: ieri il segretario del Pd Nicola Zingaretti ha scritto al presidente del Consiglio una lettera interessante e condivisibile. Chiede a Conte un "incontro urgente" per discutere di immigrazione in maniera "responsabile e istituzionale".

Fosse l'inizio di una politica bipartisan su una questione tanto seria sarebbe da salutare con squilli di tromba. Il Pd, tuttavia, dovrebbe chiarirsi al suo interno se la linea è quella di Marco Minniti oppure di Pietro Bartolo, se aiutare la guardia costiera libica è la cosa giusta da fare oppure un crimine contro l'umanità. Se si guarda alla sinistra danese oppure alla Ocasio-Cortez. Prima dell'incontro con Conte, magari.

 

 

 

 

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