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Intorno alle carceri una nuova forma di partecipazione civica PDF Stampa
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di Marco Belli

 

gnewsonline.it, 26 giugno 2019

 

"PlusValue" si dedica, in qualità di partner, alla valutazione dell'impatto sociale ed economico del Programma 2121, l'accordo promosso dal Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria con il gruppo multinazionale di sviluppo immobiliare "Lendlease" e finalizzato a valorizzare l'inclusione sociale dei detenuti presenti negli istituti penitenziari della Lombardia attraverso la promozione di inserimenti lavorativi.

L'intesa è stata firmata nel settembre 2018 nel carcere di San Vittore. Abbiamo chiesto a Filippo Addarii, co-fondatore e amministratore delegato della società, di raccontarci come è nato e come si è evoluto questo programma.

 

Com'è nata l'idea del Programma 2121?

"Nasce da un'esigenza concreta legata al Progetto Mind - Milano Innovation Discrict, per la riqualificazione dell'area dell'Expo 2015. In particolare, poiché di fianco all'area interessata dal progetto c'è l'istituto penitenziario di Bollate, al momento di fare la gara insieme a Lendlease ci ponemmo il problema di come inquadrare il carcere, sulla carta non proprio il vicino ideale per uno sviluppatore. Così decidemmo di trasformare quella vulnerabilità in un elemento caratterizzante, e poiché la vocazione di Mind è quella di essere un centro dell'innovazione, pensammo a un laboratorio di innovazione per la giustizia, creando un programma che permettesse l'integrazione professionale e sociale dei detenuti sia presso i cantieri sia nelle diverse realtà che prenderanno vita sul sito. Questo per noi è un elemento importante perché rappresenta l'incontro di un interesse pubblico e di un interesse privato".

 

A che punto è il progetto?

"Nel novembre 2018 il Programma 2121 è stato lanciato in fase pilota con 10 detenuti: sei inseriti con tirocinio semestrale, tre con tirocinio trimestrale e uno con contratto di lavoro a tempo determinato. I detenuti sono stati selezionati in base al requisito della buona condotta e a colloqui svolti dalle aziende coinvolte nel progetto. La fase pilota si è chiusa lo scorso aprile con un esito positivo per il 90% dei tirocini attivati. Le nostre rilevazioni dimostrano che, grazie al programma, i detenuti hanno migliorato notevolmente le proprie competenze lavorative e ne hanno acquisito di nuove. E di questo hanno testimoniato anche loro, se è vero che l'apprezzamento per il progetto è passato dal 79,1% della fase iniziale al 95,8% a conclusione della fase pilota. Il prossimo passo sarà quello di aumentare i numeri: perché il Programma 2121 è partito con l'industria delle costruzioni, non limitandosi alle mansioni nei cantieri, ma anche a lavori d'ufficio e a servizi di supporto come la ristorazione. Anche perché fra i detenuti esistono competenze di tutti i tipi: da persone che hanno una formazione di base e quindi possono essere impiegate in lavori di tipo manuale, a persone con livelli elevati di preparazione, in alcuni casi anche laureate, per le quali ci sono altre possibilità di lavoro. È giusto massimizzare il potenziale di ciascuno identificando l'opportunità di lavoro più adeguata al caso specifico".

 

Esistono programmi simili in altri Paesi?

"Sì, ne sono stati avviati diversi, ma c'è una differenza importante che distingue il programma italiano da altri che si concentrano solo sull'efficientamento della lotta alla recidiva, come nel Regno Unito, o sul benessere percepito dal detenuto, come in Finlandia. A questi elementi noi abbiamo aggiunto anche una terza dimensione: quella delle competenze professionali. Il nostro Programma vuole aiutare i detenuti a reinserirsi nella società, ma come cittadini che possono contribuire attivamente attraverso il proprio lavoro. Accompagnarli in un percorso di formazione professionale è quindi un elemento molto importante sia per l'integrazione della persona sia per il successo del Programma. Questi detenuti lavoratori vengono trattati come qualsiasi altro lavoratore: si parte da un tirocinio e poi man mano, secondo la valutazione dell'impresa, il detenuto prosegue nel percorso professionale. Nei loro confronti non viene fatta alcuna forma di discriminazione, né negativa né positiva: sono persone che lavorano e se non lavorano non continuano il percorso. Non c'è nulla di filantropico in questo".

 

Cosa ci guadagna il detenuto?

"In questo percorso, oltre alla formazione professionale, al detenuto viene data una retribuzione equiparabile ad una borsa di tirocinio extra-curriculare, che gli permette di estinguere il proprio debito con lo Stato. Al tirocinio segue auspicabilmente una vera e propria assunzione da parte dell'azienda. Questo vuol dire che nel momento in cui esce dal carcere, non solo la persona non ha alcun debito verso il sistema giudiziario, ma probabilmente ha anche una disponibilità economica minima per rendersi indipendente. Addirittura alcuni di loro, una volta fuori, si ritrovano ad avere già un lavoro. Nel caso del Programma 2121, l'impatto sociale positivo si riassume essenzialmente nella formazione lavorativa dei detenuti, nell'incremento della soddisfazione per la loro condizione di vita e nell'inserimento lavorativo con relativa retribuzione. Questo è molto importante perché contribuisce ad alleggerire il sistema giudiziario, a dimostrare ai cittadini che un detenuto può essere reintegrato nella società con tutti i vantaggi e gli oneri relativi, incluso il regolare pagamento delle tasse e così via. Quello che si genera è un sistema che viene definito dall'espressione inglese win-win, nel quale in sostanza tutti vincono traendo beneficio dal programma, inclusi i detenuti, la società, la pubblica amministrazione, e le aziende, che contribuiscono a formare una forza lavoro qualificata per la loro filiera".

 

Dove può portare questa strada?

"Io credo che lo sviluppo futuro di questo progetto sia la costituzione di una vera a propria impresa. Perché un conto è svolgere un servizio che potremmo definire occasionale come nel caso del Programma 2121, un conto è costituire un'organizzazione per gestire queste risorse, in modo da dare continuità al lavoro, sia durante che dopo il carcere. Sarebbe importante iniziare a pensare a una forma organizzativa strutturata, che potrebbe inoltre raccogliere anche capitali privati con la forma dell'impact investing, in grado di intervenire per fornire una risposta adeguata a queste esigenze. Il mondo britannico, dove si è sperimentato molto in questo ambito, ha utilizzato soprattutto dei meccanismi finanziari: il primo "social impact bond" ha finanziato proprio un programma sperimentale di riduzione della recidiva. Mentre il Regno Unito ha applicato un modello e si distingue per l'innovazione nel modello finanziario, l'approccio italiano all'innovazione sociale è invece di tipo imprenditoriale. Ad esempio, nel caso di Programma 2121 non si sono utilizzate particolari architetture finanziarie, ma si è sviluppato un modello innovativo che mette insieme da una parte i bisogni, ma anche le risorse, lo spirito di iniziativa e la buona volontà di soggetti dell'amministrazione pubblica nazionale e locale, così come nel settore privato. Il Programma 2121 ha messo a sistema le competenze di una compagine di attori, fra cui PlusValue, che da questo punto di vista è davvero notevole: Ministero della Giustizia, Regione Lombardia, Comune e Città Metropolitana di Milano, Agenzia Anpal, Arexpo Spa, Risanamento Spa, Fondazione Fits, Fondazione Triulza e naturalmente Lendlease srl, promotore dell'iniziativa insieme al Ministero. Quello italiano è certamente un approccio diverso, che sopperisce alla mancanza di risorse finanziarie con l'individuazione di soluzioni innovative di tipo partecipativo".

 

Un po' come capita con i lavori di pubblica utilità...

"I lavori di pubblica utilità e il Programma 2121 appartengono alla stessa famiglia, anche se non sono la stessa cosa. Rispetto ai lavori di pubblica utilità, il Programma 2121 ha due differenze sostanziali: prima di tutto il lavoro viene svolto all'interno delle aziende private e poi è un lavoro retribuito. Tuttavia, tanto il Programma 2121 quanto i lavori di pubblica utilità costituiscono una nuova forma di partecipazione civica, dove attraverso il lavoro, addirittura in un percorso di riscatto rispetto alla pena, si innesca una nuova forma partecipativa nella quale ciascuna parte, compresi gli agenti che svolgono la sorveglianza, sono chiamati a fare un pezzetto in più rispetto all'ordinario. Un sistema che costringe tutti a diventare, in qualche modo, un po' più imprenditori e un po' più cittadini attivi nella comunità. In Europa questa pratica si colloca nel contesto di un'innovazione sociale che non è di per sé tecnologica o solamente privata, ma anzi è un'innovazione collettiva, tanto nelle forme che nelle finalità. In questo senso, sia il Programma 2121 sia i lavori di pubblica utilità si iscrivono in un movimento generale internazionale dell'innovazione sociale, una policy riconosciuta e sostenuta dall'Unione Europea fin dal 2010, con la quale si restituisce slancio e iniziativa alle istituzioni e alla dimensione dell'azione collettiva. Una contromisura al pessimismo e al nichilismo diffuso: un fattore importante perché restituisce legittimità e senso alle istituzioni e all'iniziativa privata per il bene comune. La peculiarità di un'iniziativa come Programma 2121 è che si iscrive nel sistema della giustizia. L'innovazione sociale è, infatti, frequente e diffusa in ambiti più vicini agli interessi dei cittadini (salute, educazione, servizi sociali per gli anziani o i minori); mentre la giustizia è raramente un campo di innovazione sociale, proprio perché è normalmente percepita come un sistema punitivo, diversamente da quanto afferma la Costituzione italiana, che all'art. 27 indica che le pene debbano tendere alla rieducazione del condannato. Il lavoro che stiamo portando avanti si pone quindi culturalmente in controtendenza, perché al contrario porta l'innovazione - con notevole potenzialità d'impatto, visti gli interlocutori coinvolti - in uno dei terreni più delicati e difficili. Questo, secondo me, rende il Protocollo 2121 particolarmente meritorio e caratterizza, come elemento distintivo, il modello italiano di innovazione sociale".

 

 

 

 

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