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Niente rivolta in carcere, ma la sicurezza è fatta anche di acqua e salute PDF Stampa
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di Luigi Ferrarella

 

Corriere della Sera, 20 giugno 2019

 

Nel penitenziario napoletano di Poggioreale, pochi giorni dopo una rivolta, è morto un detenuto malato. Questa volta, ha fatto sapere il ministero, c'è stata "fortunatamente, soltanto una protesta sonora, battitura di oggetti sulle porte delle celle conclusasi nel giro di poche decine di minuti". Ah beh, allora tutto a posto.

Fortunatamente. Lo spirito dei tempi, e la tavola di priorità in un dato momento storico, a volte li si coglie negli avverbi, meglio se innocui e in buona fede. Ieri nel carcere napoletano di Poggioreale (2.296 persone in 1.638 posti, 40,2% di sovraffollamento nel 2018), nello stesso padiglione "Salerno" teatro domenica della rivolta di 200 detenuti accesa dalla sensazione di non rapida assistenza medica a un compagno, è trovato morto per cause naturali un altro detenuto di 58 anni, in cura dentro il penitenziario per gravi patologie croniche.

Il Ministero della Giustizia pubblica un "urgente" comunicato nel quale non indica il nome della persona, ma il suo profilo criminale sì ("ergastolo per omicidio"). E aggiunge che alla notizia "è scattata una protesta dei detenuti nel padiglione, lo stesso dei gravi fatti di domenica": ma, "fortunatamente, soltanto una protesta sonora, battitura di oggetti sulle porte delle celle conclusasi nel giro di poche decine di minuti". Ah beh, allora tutto a posto.

E non è dispaccio figlio di cattiveria, ma solo dell'aria che tira sulle priorità. La Federazione dei medici penitenziari ne lamenta 1 ogni 315 detenuti invece che almeno 1 ogni 150, ma va più di moda la recente circolare del Dap (spegni-tv dopo mezzanotte) su "Tutela della quiete notturna" e "incentivazione a tenere salubri ritmi sonno-veglia".

E se il Garante dei detenuti in Campania denuncia in quante carceri anche questa estate le tubature usurate o rotte lascino i detenuti con poca acqua, non supera l'eco invece assicurata dal rischio-rivolte o da proteste come quella di ieri, per quanto "solo" sonora e breve. "Fortunatamente". Quindi tale da non costringere (come domenica) il direttore del Dap a ri-visitare il padiglione, ammetterne "l'innegabile deterioramento strutturale", e promettere un "cronoprogramma di interventi".

 

 

 

 

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