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Governo verso la stretta sul Csm. Duello nella notte sul nuovo processo PDF Stampa
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di Alberto Gentili

 

Il Messaggero, 20 giugno 2019

 

A notte inoltrata le luci al primo piano di palazzo Chigi erano ancora accese. Dietro a un tavolo, occhi stanchi e visi tirati, il premier Giuseppe Conte, il Guardasigilli Alfonso Bonafede e la ministra della Lega Giulia Bongiorno. Da mesi, infatti, il governo si riproponeva di parlare della riforma della giustizia e quando ieri sera, dopo il Consiglio dei ministri è stato affrontato il dossier, di fronte ai presenti è scattato il previsto braccio di ferro.

Buona volontà e tentativo di mediazioni di Bonafede e Bongiorno a parte, la partita è apparsa subito estremamente complessa e divisiva. Il giustizialismo dei grillini non va giù a Matteo Salvini che ha presenziato alla prima parte del summit. E il garantismo del capo della Lega non piace a Luigi Di Maio, anche lui presente solo all'inizio, per poi lasciare il campo al Guardasigilli e al premier-avvocato.

Per provare rendere l'avvio meno urticante, Bonafede ha cominciato affrontando il tema più popolare e meno divisivo: la riforma del Csm, terremotato dallo scandalo che ha portato alle dimissioni di ben 4 consiglieri. Il Guardasigilli ha presentato diverse proposte. La prima riguarda il taglio degli stipendi dei giudici di palazzo dei Marescialli: "Vanno adeguati al tetto di 240 mila euro annui previsti dalle legge. Non è possibile che ci siano magistrati che arrivano a guadagnare circa 400mila euro".

La seconda proposta di Bonafede è l'introduzione "dell'incompatibilità": "Chi siede nel Csm non può assumere incarichi direttivi e va introdotto il divieto nei cinque anni successivi all'incarico" nell'organo di autogoverno dei giudici, "ad assumere la guida di una Procura". Solo così, secondo il ministro grillino si possono evitare altre "opache vicende" che stanno coinvolgendo palazzo dei Marescialli. In più, il ministro della Giustizia ha proposto di introdurre "norme per garantire che l'avanzamento di carriera dei magistrati avvenga per meriti effettivi e in base a criteri oggettivi, come ad esempio lo smaltimento dell'arretrato, il rendimento". E perfino le soffiate dei "segnalatori di illeciti": i whistleblower. "In questo modo", secondo Bonafede, "ogni magistrato potrà essere "pesato".

Un approccio che non avrebbe trovato, in base a ciò che è filtrato da palazzo Chigi, la contrarietà della Bongiorno. Mezza intesa anche sul sistema di selezione dei componenti del Csm, anche se Conte e il Guardasigilli intendono lasciare questo capitolo della legge delega "aperto al dibattito parlamentare".

Due i criteri che stanno prendendo forza: il "sorteggio mediato": i giudici eleggono una rosa di propri rappresentanti e poi da questa vengono sorteggiati i componenti effettivi. In più il governo intende introdurre "collegi ristretti su base territoriale" per ridurre il peso delle correnti. Chiuso il capitolo Csm, il vertice ha affrontato il processo penale.

Su questo dossier, Bonafede ha proposto una "stretta sulle indagini preliminari, con tempi certi, e tre soglie temporali basate sulla gravità dei reati": "La proroga dei termini interviene una sola volta è solo per ulteriori sei mesi.

Poi, se entro 3 mesi dalla scadenza dei termini di durata massima delle indagini, il pm non ha notificato né l'avviso della conclusione delle indagini, né richiesto l'archiviazione, verrà depositata la documentazione relativa alle indagini e messa a disposizione dell'indagato e della persona offesa. Solo in caso di specifiche esigenze, su indagini per reati gravi, l'avviso potrebbe essere ritardato per un periodo limitato di tempo".

E, di fronte alle perplessità della Bongiorno che ha chiesto "meccanismi certi per garantire che i tempi non siano sforati", il Guardasigilli ha gettato sul tavolo l'idea di introdurre delle "vere e proprie sanzioni per i magistrati che non rispettano i tempi". Più vivace, in base alle indiscrezioni, il confronto sulle intercettazioni. Il ministro grillino ha provato a tenere questo dossier fuori dal tavolo, sostenendo che se ne occuperà lui con la legge delega. E ribadendo la linea ormai nota: "Non vogliamo alcun bavaglio alla stampa con la scusa della privacy. Secondo noi gli ascolti con preminente interesse pubblico devono poter essere pubblicati nel rispetto del diritto di cronaca".

Ciò detto, Bonafede ha però promesso norme "contro la fuga di notizie" e per impedire che nelle "intercettazioni diffuse vengano coinvolte persone estranee ai fatti e vicende private". La Bongiorno invece ha voluto affrontare la questione. Rilanciando la linea di Salvini: "Deve essere vietata la pubblicazione di conversazioni senza rilevanza penale". Il "gossip". Ed "è necessario impedire la diffusione degli ascolti nella fase precoce del processo". In ogni caso "nessuno vuole mettere bavagli alla stampa, io sono sempre stata contraria".

 

 

 

 

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