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La riforma delle intercettazioni. La regola del trojan PDF Stampa
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di Michele Ainis

 

La Repubblica, 20 giugno 2019

 

Prende forma una riforma. Quella delle intercettazioni, ossia la legge più riscritta nella patria del diritto. Ieri vertice di governo, domani primo giro di consultazioni al ministero; e intanto, sullo sfondo, il trojan che ha dannato Palamara insieme a tutto il Csm. Fino a che punto si può spingerne l'uso? Quanto vale la privacy, quanto la libertà d'informazione?

Nel dubbio, potremmo intercettare l'opinione dei politici. Che però è volubile come una farfalla, sicché ogni governo riforma la legge di riforma timbrata dal governo precedente. O altrimenti la sospende, la proroga, ne fa uno spezzatino. Risultato: un garbuglio normativo, dove nemmeno i giudici sanno più orientarsi. E allora ciascuno fa un po' come gli pare, come gli conviene. Difatti affinché una norma sia cogente dev'essere vigente, qui invece c'è una disciplina intermittente.

Quella varata dall'ex ministro Orlando nel 2017, in mezzo a un diluvio di polemiche. Poneva limiti alle intercettazioni, nonché alla diffusione dei loro contenuti; ma l'esecutivo gialloverde l'ha messa in quarantena. Dapprima con il mille-proroghe, che ne ha differito l'entrata in vigore al 31 marzo 2019; poi con la legge di bilancio (e chissà mai che c'entra), quando il termine è slittato al t° agosto; infine con l'ultimo decreto sicurezza, che lo ha rinviato ancora al 31 dicembre. Il rinvio al cubo.

Ma adesso, a quanto pare, hanno deciso di decidere. Il problema è come, dato che ciascuno dei due partiti di governo ragiona per partito preso. Garantista la Lega (chi l'avrebbe detto?), giustizialisti i 5 Stelle. Perciò la prima salverebbe qualche spezzone del decreto Orlando, i secondi ne farebbero un falò.

La Lega chiede un freno sugli ascolti a strascico, la segretazione delle carte nella prima fase delle indagini, pene per chi pubblichi trascrizioni gossip; il Movimento 5 Stelle è invece per l'allargamento delle intercettazioni, all'insegna dello slogan "più trojan per tutti". Posizioni opposte, che muovono da opposte concezioni del pubblico interesse. Per mettere un po' d'ordine, bisogna quindi illuminare i valori costituzionali in gioco.

Sono tre, come la Santa Trinità.

Primo: la legalità. Senza il rispetto delle leggi, nessuna società potrebbe sopravvivere; in ogni Stato c'è quindi un apparato poliziesco e un potere giudiziario, dotati degli strumenti necessari per reprimere i reati. In questa chiave, le intercettazioni sono perciò al servizio della pace sociale.

Secondo: la privacy. È il diritto da cui discende ogni altro diritto, giacché configura un argine contro l'invadenza dei poteri pubblici e privati. Ma la microspia ospitata dai nostri cellulari lo sgonfia come un pallone bucato.

Terzo: la libertà di stampa. Ovvero l'architrave delle democrazie, la sentinella contro gli abusi del potere. Che tuttavia diventa una caricatura se i giornali non hanno più nulla da raccontare, se ogni notizia di reato si trasforma in un tabù. La difficoltà d'immaginare soluzioni condivise sta tutta in questi termini.

Perché sono tre valori costituzionali supremi, nessuno dei quali può accettare il tacco d'un padrone. Si tratta perciò di bilanciarli, evitando che in nome dei diritti s'arrestino le inchieste giudiziarie, o che la libertà di stampa venga sacrificata sull'altare della privacy. Il buon senso sta nel mezzo, nel diritto come nella vita.

E sta nella coerenza delle scelte normative, giacché ogni legge s'inserisce in un sistema. Ecco, la coerenza. Ce n'è assai poca nello "spazza-corrotti" (legge n. 3 del 2019), che ha esteso l'uso dei trojan ai reati di corruzione. E perché non anche alle rapine a mano armata?

In precedenza questi strumenti erano consentiti peri delitti di mafia e terrorismo, dove ci scappa il morto. Il potere legislativo può anche deciderne un uso più massiccio, ma deve farlo per gruppi omogenei di reati, con la stessa gravità, con le medesime pene edittali.

Altrimenti subiremmo la maledizione sperimentata dal popolo degli Incas, dove tutti i reati erano lo stesso reato, e tutti venivano puniti con la morte. Per il momento, tuttavia, non rischiamo la pena capitale. Rischiamo piuttosto d'incappare in discipline capricciose, dettate sull'onda emotiva dell'ultimo scandalo o del penultimo sondaggio. La nuova legge sulle intercettazioni nasce sotto questa stella. Auguri.

 

 

 

 

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