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Cassazione, spazza-corrotti alla Consulta PDF Stampa
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di Patrizia Maciocchi

 

Il Sole 24 Ore, 20 giugno 2019

 

Corte di cassazione - Notizia di decisione di rinvio alla Consulta 15/19. Dopo i giudici di merito anche la Cassazione mette in dubbio la legittimità costituzionale della cosiddetta legge Spazza-corrotti, in particolare per quanto riguarda l'irretroattività. Una norma (3/2019) che, dal 31 gennaio apre le porte del carcere ai condannati, in via definitiva, per reati contro la Pubblica amministrazione, senza prevedere la possibilità di chiedere una misura alternativa.

La Suprema corte ha sollevato, per la prima volta, la questione di costituzionalità, partendo dal caso di un legale di Como, condannato a quattro anni per peculato. A fare ricorso in sede di legittimità era stato il Pm, contro la decisione della Gip di sospendere con sentenza irrevocabile, l'ordine di esecuzione. Un primo stop, seguito poi da quello di altri giudici di merito. Nel mirino della Cassazione è finito l'articolo 1, comma 6 della legge che ha inserito alcuni reati contro la Pa, come il peculato, tra quelli ai quali l'ordinamento penitenziario nega la concessione di permessi premio e misure alternative. La Gip comasca che ha fatto scattare il semaforo rosso, accogliendo le richieste della difesa sostenuta dal professor Vittorio Manes e dall'avvocato Paolo Camporini difensore del colletto bianco.

"Naturalmente occorre attendere le motivazioni, ma il giudice ha seguito la nostra tesi - dice Manes - sull'inapplicabilità la legge a reati commessi prima dell' entrata in vigore". Ma l'assenza di una norma transitoria e la stretta detentiva non sono, almeno dai giudici di merito, gli unici punti oscuri della "Spazza-corrotti" che rischia di perdere più di un pezzo.

Diverse le ordinanze con le quali la Corte di appello di Reggio Calabria, il Gip di Napoli, la Corte d'appello di Lecce, e da ultima la Corte di appello di Palermo, hanno sollevato dubbi che potrebbero portare a una revisione più ampia di una norma che, per la Cassazione potrebbe entrare in contrasto con gli articoli 3 e 27 della Carta. E, dunque, con i principi di parità e di rieducazione della pena.

 

 

 

 

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