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"Ancora troppa violenza sui minori: il sistema non ha funzionato" PDF Stampa
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di Simona Musco

 

Il Dubbio, 20 giugno 2019

 

La relazione della garante per l'infanzia Albano. Una parola d'ordine: responsabilità. E un invito alle istituzioni: non lasciamo i bambini da soli. Sono solo alcuni corollari delle richieste del Garante per l'Infanzia e l'adolescenza Filomena Albano, che ieri ha presentato a Montecitorio la relazione annuale dell'Autorità, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del Presidente della Camera Roberto Fico.

Una relazione che contiene proposte ma che rappresenta, soprattutto, una panoramica del sistema infanzia. Che non ha funzionato, ha denunciato Albano, come provano i casi di violenza sui minori, il proliferare di baby gang, servizi disomogenei tra regione e regione e la discriminazione dei minori stranieri. Ai quali - questo l'invito di Fico - vanno garantiti gli stessi diritti e opportunità di integrazione.

Le richieste puntano ad un sistema di tutela per prevenire le violenze, ma anche più servizi e formazione. Richieste reiterate nel tempo, a volte ignorate, e che, dall'altra parte, si traducono in azioni attive da parte dell'autorità, anche attraverso le convenzioni stipulate con altri enti - tra i quali il Cnf, presente ieri nella persona del presidente Andrea Mascherin - per promuovere la tutela delle persone di minore età. In Italia ci sono nove milioni e 800mila minori, dei quali uno su otto vive in condizioni di povertà assoluta.

Bambini che la Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza ha trasformato "da oggetto di protezione a soggetti titolari di diritti". Ma ciò non può tradursi in una rinuncia, da parte dei genitori, al ruolo di guida. Quella di Albano non è stata un'analisi asettica, ma un approfondimento sociologico, partendo proprio dal punto di vista dei bambini.

Ed è da una loro frase - il voler salire sulle spalle degli adulti per osservare il mondo da quel punto di vista - che è partita. Albano ha richiamato le istituzioni ad assumersi le proprie responsabilità sul tema dei figli di persone in carcere, per i quali è stata pensata la "Carta dei diritti dei figli dei genitori detenuti".

La sua applicazione ha prodotto un aumento del numero delle visite dei figli ai genitori reclusi, passate dalle 38.701 del 2016 alle 47.846 del 2018. L'obiettivo, ora, è "portare fuori dalle carceri i bambini: i 55 figli di detenute che ancora ad aprile vivevano dietro le sbarre insieme alle madri sono sempre troppi - ha spiegato - Sono invece pochi i cinque istituti a custodia attenuata e le due case famiglia protette". La carta prevede il libero accesso alle aree all'aperto, ai nidi, alle scuole, con programmi di sostegno alla genitorialità, su cui occorre investire, per evitare eventi drammatici.

Ci sono poi gli orfani di crimini domestici, ai quali è dedicata la legge 4/ 2018. Ferma al palo, a distanza di un anno e mezzo, perché "mancano il regolamento e il decreto ministeriale, presupposto per rendere effettive molte delle misure previste dalla legge", lacuna più volte segnalata. Ma le forme di violenza sono diverse. E nel 2019 sono ancora troppi i bambini che muoiono per mano di chi ha il compito di proteggerli.

Una prova che il sistema non ha funzionato e che è necessario investire nel sostegno alla genitorialità fragile, con misure come l'home visiting e una banca data analisi sulla violenza ai danni dell'infanzia. E bisogna recuperare un'idea di cittadinanza solidale, in cui ognuno sia sentinella e garante del benessere dei bambini.

Ma servono anche più mense e asili nido, con standard minimi uguali per tutti, ha evidenziato Albano, nonché percorsi di recupero per i ragazzi con problemi con la giustizia, puntando sulla mediazione penale, una forma di giustizia riparativa, attraverso uno spazio di incontro tra minore autore di reato e vittima, che consenta a entrambe le parti di rielaborare quanto accaduto, accessibile anche ai ragazzi minori di 14 anni.

Il presidente della Camera, nel suo discorso introduttivo, ha invece ricordato che i diritti dei minori sono diritti di tutti, "a prescindere dalla loro origine nazionale, etnica o sociale. Oggi - ha aggiunto - sette minori stranieri su 10 sono nati nel nostro Paese. A loro bisogna assicurare piena integrazione nella nostra società e il godimento di tutti i diritti".

 

 

 

 

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