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Migranti. Proposta Sant'Egidio-Fcei di corridoi europei dalla Libia PDF Stampa
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di Salvatore Cernuzio

 

La Stampa, 20 giugno 2019

 

Conte: Italia disponibile. Il premier, in una lettera al presidente Impagliazzo e al pastore Negro, dichiara l'interesse del governo per il progetto ispirato dalle parole del Papa. C'è interesse da parte del governo italiano per la proposta ella Comunità di Sant'Egidio e della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei) di un "corridoio umanitario europeo" dalla Libia. È il premier Giuseppe Conte ad affermarlo rispondendo ad una lettera congiunta dei vertici dei due organismi che in questi ultimi anni hanno lanciato, insieme alla Tavola valdese, un modello "funzionante" quale si è dimostrato quello dei corridoi umanitari che ha garantito l'accesso legale e sicuro a migliaia di profughi.

Grazie all'iniziativa, alla quale ha preso parte negli scorsi anni anche la Cei e che ha sempre visto il coinvolgimento dei Ministeri dell'Interno e degli Esteri, dal febbraio 2016 sono giunti in Italia in tutta sicurezza oltre 1.500 persone provenienti da Libano, Siria e altri Paesi. Gli ultimi lo scorso 3 giugno: 58 profughi siriani, tra cui numerosi bambini, "sbarcati" all'aeroporto di Fiumicino.

Nato in Italia come progetto della società civile totalmente autofinanziato, il modello dei corridoi umanitari ha ispirato altri accordi in Francia, Belgio e Andorra che hanno permesso un arrivo complessivo di oltre 2.500 profughi in Europa accompagnati poi in un processo di integrazione. Una "buona prassi", l'ha definito infatti Conte nella sua lettera pubblicata in stralci dalla agenzia evangelica NEV.

Ora quello che si vuole compiere è un passo in avanti, ovvero creare un ponte con la Libia da dove continuano a giungere le cronache dell'orrore dei centri di detenzione in cui i migranti di tutte le età versano in condizioni intollerabili e degradanti, esposti al rischio di torture, violenze sessuali, estorsioni e lavori forzati da parte di scafisti e trafficanti. Un "inferno senza scampo", così l'ha descritto l'organizzazione Human Rights Watch nel suo rapporto del gennaio scorso frutto di ricerche e sopralluoghi su quattro di questi campi.

Papa Francesco più volte ha denunciato questi "lager" libici di cui si è documentato attraverso testimonianze e reportage. In un Angelus ad aprile, il Pontefice aveva fatto appello per i profughi nel Paese nordafricano perché - diceva - "specialmente le donne, i bambini e i malati possano essere al più presto evacuati attraverso corridoi umanitari".

Proprio queste parole del Papa hanno ispirato la proposta di Sant'Egidio e della Fcei che consisterebbe in una nuova via di accesso legale e sicuro in Europa per 50mila profughi che, tramite un sistema di quote, dovrebbero trovare accoglienza nei Paesi europei disponibili a partecipare al progetto.

Il presidente del Consiglio Conte si dice interessato e, condividendo il giudizio sulla situazione di "grave e persistente instabilità" della Libia, ribadisce la necessità di un maggiore impegno comune dei Paesi europei a favore di rifugiati. Assicura quindi il suo impegno ad approfondire con i partner dell'Unione la proposta di un "corridoio umanitario europeo" nella "condivisa consapevolezza di dover far fronte in maniera coordinata all'attuale emergenza mediante appropriati strumenti operativi e finanziari".

Più nel concreto l'Italia si farebbe carico di una quota di profughi da accogliere e chiederebbe a tutti i Paesi europei di fare altrettanto. "L'esposizione in prima persona del premier attesta l'interesse con cui il governo ha recepito la nostra proposta", ha commentato il pastore Luca Negro.

"Ringraziamo il premier per la tempestiva risposta al nostro progetto e confidiamo che a breve potranno avviarsi i lavori di un comitato interministeriale che ne avvii la realizzazione". "Come protestanti - sottolinea il presidente Fcei - siamo già impegnati a chiedere alle nostre chiese sorelle in Europa di premere sui loro governi perché sostengano concretamente la proposta italiana".

Da parte sua Marco Impagliazzo, presidente di Sant'Egidio, afferma che "i corridoi umanitari hanno unito l'Italia in un progetto della società civile capace di salvare dai trafficanti di morte e di integrare nel tessuto civile e sociale europeo". L'interesse espresso dal presidente del Consiglio per un corridoio umanitario europeo dalla Libia "è un importante riconoscimento nei confronti di un modello che ha già dimostrato di funzionare - aggiunge - se realizzato, come auspichiamo, servirà a proteggere chi attualmente, in un Paese afflitto da una guerra civile che non conosce fine, rischia la propria vita ed è sottoposto ogni giorno a torture e vessazioni di ogni tipo". In generale, secondo Impagliazzo, "sarebbe per l'Europa un atto di civiltà in difesa dei diritti umani, all'altezza del ruolo che crediamo debba assumere nel mondo".

 

 

 

 

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