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L'allarme del Quirinale per la magistratura PDF Stampa
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di Concetto Vecchio

 

La Repubblica, 18 giugno 2019

 

Nel mirino di chi cavalca lo scandalo rischiano di finire la parte sana dei giudici e le authority di garanzia. Assume una forza simbolica la presenza del presidente Sergio Mattarella venerdì al plenum del Csm. La preoccupazione sulla delegittimazione della magistratura è infatti vivissima da parte della presidenza della Repubblica.

"Una crisi istituzionale con pochi precedenti", la definisce una fonte. A una settimana dall'esplosione del mercato delle nomine è questa infatti la principale preoccupazione che anima il Quirinale: il potere giudiziario, un architrave dello stato di diritto, è finito nel fango di uno scandalo. E tutto ciò è successo proprio mentre in Italia governano i populisti.

Anche perciò, s'intuisce, il presidente sarà presente a palazzo dei Marescialli, anche se in fondo si tratta di una seduta in teoria tecnica, relativa all'insediamento dei nuovi componenti del Csm, e all'indizione delle elezioni supplettive dei due componenti del Consiglio tra i pm. Ma stavolta la presenza va nettamente al di là della necessità formale imposta dal ruolo.

La torbida manovra di schizzare di fango il Quirinale da parte dei protagonisti dello scandalo si è sgonfiata rapidamente, era un tentativo tra i più maldestri: e questo ormai è chiaro a tutti. Però restano le conseguenze di quanto sta avvenendo.

Ovvero, la delegittimazione della magistratura. Anzi, l'auto-delegittimazione. Dalla vicenda escono malconci i gruppi dirigenti delle principali correnti dei giudici, che è anche frutto di una caduta della cultura giuridica e istituzionale, che non può non preoccupare la massima autorità dello Stato. Anche perché, nell'opinione pubblica, il danno d'immagine è fortissimo perché investe l'istituzione nel suo complesso.

E proprio mentre Procure importanti indagano su esponenti di primo piano del partito che, dopo le Europee, è maggioritario. Com'è stata possibile questa regressione, da parte dei gruppi dirigenti della magistratura? E stato fatto notare che il Quirinale, per coprire in ordine i posti direttivi rimasti vacanti, aveva suggerito di procedere in ordine cronologico, partendo dai posti rimasti vacanti da più tempo, un principio di rigore, ma è esattamente il contrario di quello che intendevano fare i protagonisti coinvolti nello scandalo.

Gli schizzi di fango si spiegano anche così. Come interpretare altrimenti quanto accaduto? Come il tentativo di mettere sotto accusa le poche istituzioni di garanzia che reggono il sistema democratico. E il Quirinale figura naturalmente tra queste. Con un consenso molto forte nel Paese. Le continue standing ovation che vengono tributate a Mattarella nelle sue uscite pubbliche lo dimostrano. Non è passato inosservato, al Colle, il fatto che alcuni siti sovranisti nei giorni scorsi abbiano colto subito la palla al balzo per attaccare il Capo dello Stato, insinuando, spargendo veleni.

Oltre al Colle e alla magistratura nel mirino ci sono, da tempo, anche le authority. È notizia di qualche giorno che il Movimento Cinque Stelle voglia piazzare un avvocato vicino a Davide Casaleggio, Stefano Aterno, 50 anni, come Garante della privacy: a capo cioè dell'istituzione che ha multato la piattaforma grillina Rousseau per non avere assicurato adeguate garanzie di riservatezza agli iscritti.

Un potenziale caso di conflitto d'interesse, su cui hanno alzato la voce le opposizioni, per denunciarne i rischi, le anomalie. Insomma, se da un lato il Capo dello Stato auspica che la vicenda Csm si chiuda rapidamente, convinto che ciò possa accadere, dall'altro non si nasconde le preoccupazioni per il quadro che emerge dall'inchiesta di Perugia, e per i rischi che corrono le istituzioni di garanzia in un momento delicatissimo della storia del nostro Paese.

 

 

 

 

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