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Luca Poniz (Anm): carrierismo vera questione morale PDF Stampa
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di Giovanni Negri

 

Il Sole 24 Ore, 18 giugno 2019

 

La stragrande maggioranza dei magistrati italiani non si riconosce nelle condotte che stanno emergendo. Anzi, giustamente considera offensivo qualsiasi accostamento. E tuttavia non le può e non le deve ignorare, serve uno scatto etico perché tutti noi siamo all'altezza di un compito difficile ma cruciale come l'amministrazione della giurisdizione". Lo dice in un'intervista al Sole 24 Ore il neo presidente dell'Anm, Luca Poniz. "La questione morale esiste però e si chiama carrierismo esasperato", afferma Poniz.

 

Nel suo discorso di insediamento lei riconosce l'esistenza di una "questione morale" all'interno della magistratura. Vede il rischio di una crisi sistemica, che l'eccessiva permeabilità di alcuni magistrati alle sollecitazioni della politica riesca in quello che non è riuscito a fare il ventennio berlusconiano, la distruzione della credibilità della magistratura?

"No. Su questo bisogna essere chiari. La stragrande maggioranza dei magistrati italiani non si riconosce nelle condotte che stanno emergendo. Anzi, giustamente considera offensivo qualsiasi accostamento. E tuttavia non le può e non le deve ignorare, serve uno scatto etico perché tutti noi siamo all'altezza di un compito difficile ma cruciale come l'amministrazione della giurisdizione. Anm stessa deve essere promotrice di un confronto ampio e senza reticenze. Senza nessuna volontà di nascondere la spazzatura sotto il tappeto: la richiesta di trasmissione degli atti per l'avvio di un procedimento disciplinare interno va in questa direzione".

 

Innegabile però che l'indagine di Perugia costituisca l'aspetto più deteriore di quella che è però una prassi che ha largamente preso campo all'interno della magistratura, il carrierismo malato, a danno della stessa amministrazione di giustizia...

"Questo è vero. Ed è questa la vera questione morale. Però come Anm non siamo stati certo reticenti, abbiamo denunciato già da tempo, ci sono i nostri congressi e non solo a provarlo, buon ultimo quello di Siena, le distorsioni di un sistema al quale però troppi sono sensibili".

 

In qualche modo però si era provato, anche di recente, a mettere in campo rimedi, come il Testo unico della dirigenza approvato nella passata consiliatura per ridurre i margini di discrezionalità e allargare quelli di prevedibilità...

"Il Testo unico della dirigenza è stato una grande illusione, quella di tipizzare il più possibile tutti gli elementi da prendere in considerazione per l'assegnazione degli incarichi. La realtà però si è dimostrata quella di una totale sottovalutazione del lavoro tipico di un magistrato, quello giudiziario, a vantaggio di quelli extragiudiziari o para-giudiziari. Così si è costruito un percorso lungo il quale il magistrato molto ambizioso sa benissimo su cosa puntare per ottenere meriti da fare valere".

 

Ma allora è un nostalgico di quella "anzianità senza demerito" che ha caratterizzato invece il passato?

"Nostalgico non lo so. No, non è affatto nostalgia di quello, ma una decisa rivisitazione dei criteri di valutazione dell'esperienza di lavoro. Faccio solo notare che il sistema attuale permette che al medesimo posto possa concorrere un magistrato con12 anni di anzianità e uno con 28. Con il primo però che magari si è distinto in attività che con l'esercizio della giurisdizione non hanno molto a che fare, e che come tali si prestano a letture comparative opinabili, per essere eufemistici. Regole sbagliate che hanno fatto da cavallo di Troia per la degenerazione dei comportamenti".

 

Da parte di Area, il suo gruppo associativo, è stato proposto di evitare di presentare candidature di corrente alle prossime elezioni suppletive del Csm. Condivide?

"Va spiegato bene: la proposta in sé non ha nulla a che vedere con una brutale idea di "condivisione di responsabilità" senza distinzione alcuna. La proposta intende correggere uno dei difetti del sistema elettorale attuale, e vuole evitare che le candidature siano necessariamente riferibili a un gruppo associativo, con la correlata attività di promozione del candidato secondo le modalità a cui abbiamo assistito in questi anni. Serve invece una reale apertura della competizione anche a chi un gruppo non ha. In questa prospettiva, condivido la proposta, che si completa con quella di mettere a disposizione le stesse strutture dell'Anm per la presentazione e diffusione delle candidature".

 

Si profilano interventi sul processo penale, alla caccia di certezza dei tempi, soprattutto, sulla durata delle indagini preliminari. Con quali rischi?

"Vorrei che su questo punto non si facesse demagogia. Come se a un pubblico ministero faccia piacere trattenere a oltranza i fascicoli e le indagini aperte. La durata dovrebbe essere commisurata alle risorse messe a disposizione. Sa cosa avverrebbe con l'introduzione di una maggiore rigidità, magari accompagnata da sanzioni processuali, come sembra di capire? Che il pubblico ministero, per rispettare i tempi, le indagini neppure le farebbe, con la completezza richiesta, con evidente rischio di un approccio meramente burocratico all'indagine.

 

 

 

 

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