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"A rischio il Garante dei detenuti" PDF Stampa
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di Katiuscia Guarino

 

Il Mattino, 17 giugno 2019

 

Il Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria sta spingendo per ridurne il raggio di competenza. Appello ai parlamentari di Carlo Mele, che ricopre il ruolo per la provincia di Avellino: impegnatevi per evitare che venga cancellata una figura di tale importanza.

La figura del Garante è stata istituita nel 2013, ma ora potrebbe essere stravolta, nonostante i risultati fatti registrare. Il Dap, il Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria, sta spingendo per ridurne le competenze. Di questo, a breve, se ne discuterà in Parlamento.

"Indirizzo, pertanto - scrive Mele - a tutte le forze politiche della provincia di Avellino, ed in particolare ai nostri rappresentanti al Parlamento, la richiesta di adoperarsi a difesa di questa importante figura".

Nella premessa della lettera. Mele evidenzia: "In un paese civile, il rispetto dei diritti umani va sempre salvaguardato, anche quando la persona che abbiamo di fronte ha commesso un reato. Ritengo che in ogni discorso che abbia quale oggetto di trattazione il carcere, è fondamentale partire da quanto sancito dal legislatore nell'articolo 1 dell'ordinamento penitenziario: "Il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona".

L'obiettivo precipuo della pena detentiva nel sistema giuridico italiano deve essere, dunque, quello di rieducare e di restituire alla società una persona che ha maturato il suo errore e che non sbaglierà più".

Quindi l'analisi della complessità organizzativa della struttura penitenziaria, che spesso, non assicura questo cammino, rendendo di fatto inutile il periodo di detenzione. "Ma quando vengono meno anche i diritti fondamentali le persone maturano la concezione che i comportamenti scorretti sono giustificati perché è lo stesso Stato che lì attua e li fa subire", riflette Mele.

Una premessa per spiegare il ruolo che ricopre il garante: "In questo impegno è inserito il lavoro del Garante, che spesso si sostituisce alla figura del magistrato di sorveglianza, a cui compete la vigilanza sulla pena per ogni singolo detenuto e la funzione di verificare il reale percorso rieducativo e riabilitativo dei detenuti, ma che, di fatto, è metodicamente assente. Il mondo carcerario è una realtà complessa, si pensi ai percorsi professionali, alla cura delle patologie, alla possibilità di difendersi, le relazioni familiari.

A livello provinciale, l'impegno di Carlo Mele, che è anche direttore della Caritas diocesana di Avellino, è quotidiano. Appena qualche giorno fa ha promosso nella Casa circondariale di Bellizzi Irpino un confronto con magistrati, avvocati e personale impegnato nei penitenziari, sulla necessità di favorire le pene alternative al carcere.

Da quel dibattito, è emerso che l'Irpinia ha compiuto passi in avanti, ma ancora molto può essere fatto. In una delle recenti statistiche elaborate da Mele, è venuto fuori che un terzo dei detenuti ospiti nelle strutture irpine è di origine straniera e buona parte ha commesso reati di minore entità. Una fetta consistente potrebbe espiare la pena lontano dalla cella.

Situazioni seguite dal Garante provinciale per i diritti dei detenuti che si sta battendo per i percorsi di re inserimento. "La vita carceraria - conclude - non può continuare ad essere mero oggetto di dibattiti dottrinali, ma deve essere affrontata in un'ottica di sinergia istituzionale: quello che è chiuso nel carcere, il carcere restituisce".

 

 

 

 

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