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Csm, contropiede della politica per far pagare gli errori alle toghe PDF Stampa
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di Francesco Grignetti

 

La Stampa, 17 giugno 2019

 

In aula la proposta di legge di Forza Italia: procedimento disciplinare per chi sbaglia. Sì della Lega, grillini possibilisti. I magistrati, alle prese con lo scandalo delle nomine mercanteggiate, temono che la politica approfitti del loro momento di debolezza.

Sullo sfondo aleggia il fantasma della separazione delle carriere, proposta d'iniziativa popolare, redatta dagli avvocati penalisti, e su cui sono già confluiti Forza Italia e Lega, più vari altri. Mercoledì ci sarà il primo incontro tra il ministro Alfonso Bonafede e la collega Giulia Bongiorno, con rispettive delegazioni, per confrontarsi sulle riforme approntate dal ministero.

Ma neanche a farlo apposta, il 20 giugno approda nell'Aula della Camera una proposta di legge che potrebbe trasformarsi da subito in un incubo per molte toghe. La proposta di legge, firmata da Enrico Costa, esperto di giustizia di Forza Italia, consta di un solo articolo. Dirompente. Qualora sia accertata una "ingiusta detenzione", oltre all'indennizzo per il cittadino interessato, ogni fascicolo dovrebbe essere girato automaticamente ai titolari dell'azione disciplinare per le valutazioni del caso. E quindi, già in settimana, si vedrà se cambiano i rapporti di forza.

Sulla proposta di Costa, oltre lo scontato appoggio di Forza Italia, è sicuro che convergeranno i voti anche della Lega. Possibilisti, ma con una posizione più sfumata sono i grillini. Il principio di collegare la "ingiusta detenzione" a un procedimento disciplinare per i magistrati responsabili dell'errore, non dispiace al M5S.

Secondo un emendamento grillino, però, piuttosto che girare i fascicoli automaticamente alla procura generale della Cassazione e al ministero della Giustizia, sarebbe opportuno un vaglio da parte della Corte d'Appello, per chiarire se l'errore è dovuto a "negligenza grave" (e allora la cosa si fermerebbe lì) oppure a "violazione di legge" (e il fascicolo passerebbe al piano superiore). "Sono circa mille ogni anno - spiega Enrico Costa - i casi di ingiusta detenzione.

Per dare qualche cifra, lo Stato ha pagato fino a oggi, in indennizzi, oltre 768 milioni di euro. Ma è giusto, mi chiedo, che alla fine a pagare sia soltanto lo Stato, cioè i cittadini, per l'errore di alcuni?". Se l'intento è invece quello di far pagare i magistrati, la via è semplice: quei mille arresti sbagliati che si effettuano ogni anno, in genere su decisione di un gip, ma possono essere anche arresti in flagranza convalidati da un pubblico ministero, diventeranno altrettanti procedimenti disciplinari.

Considerando che in Italia i magistrati sono poco più di novemila, quasi un magistrato su dieci subirà un esame. Che si potrà fermare allo stato di valutazione preliminare da parte di ministro della Giustizia o di procuratore generale della Cassazione. Oppure andrà avanti e approderà alla sezione Disciplinare del Consiglio superiore della magistratura.

Lì rischieranno sanzioni, che possono essere lievi, e in ogni caso peseranno sugli avanzamenti di carriera, o gravi, fino al licenziamento nei casi gravissimi. Al Csm, finora, di queste "ingiuste detenzioni" si parlava solo in un caso: quando un arrestato resta in cella nonostante la scadenza dei termini perché c'è stato un errore negli uffici giudiziari.

In quel caso sì, la Disciplinare veniva investita del problema. In tutti gli altri casi, no. Relatore per la proposta di legge è Pierantonio Zanettin, di Forza Italia, che fino a un anno fa era membro laico del Csm in quota centrodestra. "Secondo i dati forniti dal ministero dell'Economia - spiegava - nel solo 2018 lo Stato ha pagato quasi 48 milioni a titolo di indennizzo per "ingiusta detenzione".

Il dato del ristoro economico è solo sintomatico della gravità del fenomeno di cui si parla. Nessuna somma può mai risarcire chi ingiustamente ha perso magari il lavoro, la famiglia, e comunque sempre la propria credibilità ed il proprio onore". Nei lavori di commissione, a difendere i magistrati, si era speso Cosimo Ferri, il togato prestato alla politica, il grande amico di Luca Lotti, coinvolto nelle intercettazioni di questi giorni.

"Come ben sa chi lavora nella giurisdizione - aveva detto Ferri - la situazione non è quella descritta, essendo la regola l'equilibrio, il buon senso e la centralità della persona". E però il renzianissimo Carmelo Miceli, deputato Pd anche lui, era già di diverso avviso: "Questo unico articolo della proposta di legge ha una natura strettamente tecnica e assolutamente condivisibile".

 

 

 

 

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