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Anm, lo sfogo di Grasso: "Io ingenuo a non capire subito la portata di questo scandalo" PDF Stampa
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di Giovanni Bianconi

 

Corriere della Sera, 17 giugno 2019

 

Lo sfogo del presidente uscente dell'Associazione nazionale magistrati: "Mi dispiace soprattutto che l'Anm abbia perso l'occasione per voltare pagina". È stato presidente dell'Associazione nazionale magistrati per poco più di due mesi, uno dei mandati più brevi nella storia del "sindacato dei giudici".

Ma non se ne rammarica troppo: "Mi dispiace soprattutto che l'Anm abbia perso un'occasione per voltare pagina; nella mia estromissione ha prevalso ancora una volta il correntismo, hanno contato più i gruppi che le persone". Pasquale Grasso - cinquantenne di Torre del Greco trapiantato in Liguria, dove ha fatto il giudice penale e ora è passato al civile, sposato e padre di quattro figli - è stato travolto dall'esplosione del "mercato delle toghe", nel quale la sua ex corrente (Magistratura indipendente, la stessa di Cosimo Ferri che ha continuato ad esserne il faro sia da sottosegretario berlusconiano che da deputato Pd) ha giocato un ruolo primario. Nel tentativo di separare il proprio destino da quello del gruppo e rimanere alla guida dell'Anm, una settimana fa Grasso ha abbandonato Mi. Ma non è bastato.

"Avevo proposto una soluzione d'emergenza, restando io alla presidenza e facendo rientrare in Giunta Autonomia e indipendenza (il gruppo di Davigo, ndr), lasciando fuori Mi - racconta mentre sale sull'aereo che lo riporta a casa - ma non ho mai avuto l'illusione che venisse accettata. Conosco le persone e temevo che non avrebbero saputo fare il passo in più che secondo me era necessario. Sono stato preveggente".

Lo è stato un po' meno un paio di settimane fa, quando in un'intervista a La Stampa disse - a proposito delle riunioni tra consiglieri, magistrati e politici - che bisognava "evitare l'ipocrisia", poiché "le relazioni di cui trattiamo, soprattutto in riferimento a incarichi particolarmente delicati, sono fisiologiche".

Apriti cielo. A molti, anche dentro l'Anm, parve un'inaccettabile difesa d'ufficio dei colleghi di corrente, poi effettivamente assunta da Mi. Grasso provò a correggere il tiro, ma ormai quelle parole erano rimaste scolpite. "Può darsi che io mi sia espresso male - prova a chiarire ora - ma non credo. Avevo specificato che il confronto con la politica è normale nelle sedi proprie, non certo nel modo che s'è scoperto dopo, che per me è inaccettabile e inammissibile. Volevo solo dire che in quella fase potevamo affermare dei principi, ma da magistrati non potevamo spingerci oltre senza conoscere bene il contenuto delle intercettazioni e come s'erano svolti esattamente i fatti. Altri invece volevano subito una reazione forte".

Visto quello che s'è scoperto dopo, forse avevano ragione gli altri. Grasso sospira: "E sì, forse sono stato un po' ingenuo io che non ho capito subito. Però adesso voglio dirlo in maniera chiara: che si gridi allo scandalo per i rapporti tra magistratura e politica mi pare esagerato, perché si tratta di relazioni previste addirittura in ambito costituzionale, e penso che tutti i magistrati che hanno svolto attività consiliare abbiano avuto rapporti con la politica. Ma ciò che è accaduto con il caso Ferri-Lotti-Palamara va al di là del bene e del male. È da stigmatizzare in modo non negoziabile".

Una condanna senza appello che rispecchia il pronunciamento dell'Anm quando chiese le dimissioni dei componenti del Csm coinvolti negli incontri notturni in albergo per "indegnità" rispetto al ruolo istituzionale che ricoprivano. Arrivata però con un ritardo che ancora ieri gli esponenti di altri gruppi - soprattutto la sinistra di Area e i centristi Unicost - hanno continuato a rimproverare a Grasso. Che però insiste: "Sfido chiunque a sostenere che ho avuto una reazione morbida".

L'ormai ex presidente si dice "deluso da coloro che anche in questa occasione hanno dimostrato di agire in base a una logica di gruppo, anziché valutare le singole persone e i loro comportamenti. Temo però per l'Anm, non per me, che la scelta fatta tradisca un atteggiamento gattopardesco piuttosto che la volontà di cambiare realmente le cose, e che in breve tempo si tornerà al solito balletto correntizio che comprende relazioni non sempre limpide con la politica". E secondo Grasso non è solo il suo ex gruppo ad avere questo problema: "Di Unicost abbiamo la certezza, visto che almeno due componenti di quella corrente hanno partecipato agli incontri; per altri penso che una grande differenza sia piuttosto improbabile".

 

 

 

 

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