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Giuliano Caputo: "I magistrati in politica non tornino più indietro" PDF Stampa
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di Francesco Grignetti

 

La Stampa, 17 giugno 2019

 

Il Segretario Anm: "Necessario anche bloccare il passaggio diretto da incarichi associativi a incarichi istituzionali". Giuliano Caputo, pubblico ministero della procura di Napoli, è il quarantenne segretario generale dell'associazione nazionale magistrati. "Siamo solo all'inizio", ha spiegato all'assemblea dei suoi.

 

Che cosa si inizia, Caputo?

"Un lungo percorso per recuperare la fiducia dispersa. Dobbiamo ricostruire la nostra immagine davanti ai cittadini, ma anche ai magistrati stessi. Sa, sono migliaia i giovani entrati negli ultimi anni. E non se l'aspettavano proprio una cosa del genere".

 

Come reagirete?

"Con un gran lavoro di ascolto e di coinvolgimento sulle proposte".

 

Quali proposte?

"La base di partenza è nel documento che abbiamo scritto il 5 giugno. Quello che definiva "indegni" i consiglieri del Csm coinvolti negli incontri notturni e ne chiedeva le dimissioni. La prima proposta è stabilire che non si può passare dagli incarichi associativi direttamente a quelli istituzionali. Così come il passaggio dalla giurisdizione alla politica e ritorno. Occorre stabilire delle incompatibilità. Ma c'è anche un male oscuro da combattere: il carrierismo".

 

In che senso, scusi?

"Purtroppo, e mi duole dirlo, tra molti di noi, anche tra i più giovani, si ritiene più importante fare carriera piuttosto che svolgere bene il proprio lavoro giorno per giorno. È un frutto perverso della riforma dell'ordine giudiziario, del 2006".

 

Forse anche del clima generale che si respira in Italia...

"Prendiamo lo stesso Csm: fa mille cose importanti, ma si parla solo delle nomine e sembra che si occupi solo di questo".

 

E come si combatte il carrierismo?

"È da qualche tempo che abbiamo insediato una commissione di studi. Una chiave è l'accesso in magistratura: noi critichiamo quel sistema dei corsi privati a pagamento, che solo pochi si possono permettere. Meglio valorizzare i tirocini formativi, di giovani laureati che affiancano i magistrati. Un contatto sano con la giurisdizione".

 

Non siete d'accordo, insomma, che il problema si risolva con il test psicologico, come vorrebbe la ministra Giulia Bongiorno...

"Se parliamo di test psico-attitudinali, i parametri ovviamente dovrebbero essere esclusivamente medici. Ma basta la normale attenzione ai segnali di disagio odi anomalie comportamentali e la vigilanza c'è e fin dal tirocinio".

 

A proposito, che pensate delle riforme in arrivo?

"Siamo in attesa di conoscere i testi del pacchetto Bonafede. Abbiamo partecipato con alcune nostre proposte e sappiamo che c'è stato un percorso virtuoso di confronto tra noi, l'avvocatura e il ministero della Giustizia. Una migliore efficienza del processo civile e del processo penale sono obiettivi che interessano tutti. Sì, siamo molto soddisfatti del metodo che è stato adottato. Sul merito delle proposte, aspettiamo di leggere".

 

La Lega però annuncia un pacchetto alternativo. E c'è sullo sfondo una riforma epocale, per la separazione delle carriere. Che voi temete come la peste...

"Vero, ma da cittadini prima che da magistrati, temiamo uno stravolgimento degli equilibri costituzionali. L'attuale assetto è una garanzia rispetto alla separazione dei poteri. Vogliamo davvero stravolgere questo assetto? Ricordo che la separazione dei poteri è una garanzia di libertà per tutti i cittadini. Così come per l'obbligatorietà dell'azione penale. E la Corte costituzionale che ci ricorda come quell'obbligatorietà garantisca l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge".

 

 

 

 

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